Chiamparino (PD) a Polisblog: la politica non faccia il tifo per la Fiom o per Marchionne

Abbiamo intervistato Sergio Chiamparino in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La sfida. Oltre Pd può tornare a vincere. Anche al Nord”: un lungo dialogo con il giornalista Paolo Griseri. Nel saggio-intervista il sindaco di Torino snocciola il suo pensiero su come superare la crisi del Pd e tornare ad avanzare proposte per il

Abbiamo intervistato Sergio Chiamparino in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La sfida. Oltre Pd può tornare a vincere. Anche al Nord”: un lungo dialogo con il giornalista Paolo Griseri. Nel saggio-intervista il sindaco di Torino snocciola il suo pensiero su come superare la crisi del Pd e tornare ad avanzare proposte per il Paese. Insomma, un libro-manifesto politico in un momento che sempre più appare come pre-elettorale.

Del resto, Chiamparino è stato spesso invocato come candidato ideale per un Pd in crisi di identità: dalle ripetute (e già dimenticate) voci estive su un suo ticket con Nichi Vendola per la corsa alle future politiche, all’eventualità di una sua candidatura come Governatore alle nuove elezioni regionali in Piemonte che, mentre i riconteggi delle schede danno Mercedes Bresso in vantaggio, sembrano sempre più probabili.

Chiamparino, il suo libro si concentra sulla necessità del Pd di tornare a vincere al Nord. Su quali tematiche, secondo lei, il Pd è debole nelle regioni settentrionali?

Sono proprio le tematiche sulle quali sono forti o, comunque, riescono ancora ad essere forti la Lega o gli altri partiti. Il Nord è l’area del Paese che più è sottoposta alle sfide della globalizzazione e, quindi, questo significa che ci sono delle forze economiche (come le imprese, gli operai che vi lavorano, gli impiegati, ma anche i commercianti e gli artigiani che vivono di ciò che quelle imprese distribuiscono) che hanno bisogno di essere sostenute e anche protette, se necessario, dalle sfide che la globalizzazione impone.

Noi abbiamo tre scandali economici italiani. Uno: abbiamo un’evasione fiscale che non è più tollerabile. 125 miliardi di evasione all’anno sono cinque manovre economiche. Di che cosa si parla quando si dice che non ci sono i soldi? Basterebbe recuperarne metà e potremmo investirla in infrastrutture, nell’università o nella scuola. Secondo problema: abbiamo la produttività industriale più bassa di tre volte rispetto a quella tedesca e di metà rispetto a quella europea. Terzo: abbiamo i salari degli operai e degli impiegati che sono la metà di quelli tedeschi.

Mentre parliamo (ieri, Ndr) è in corso la manifestazione della Fiom, a Roma. Io dico, ma che cosa abbiamo da perdere a cercare di cambiare tutti insieme? Bisogna concentrarsi sui tre temi che ho appena espresso. E, soprattutto, cercare di creare un sistema di relazioni industriali che consenta, insieme a sindacati e imprese, di provare a fare come fanno in Germania: un sistema che, secondo me, rappresenterebbe una sfida a una Lega Nord che, invece, fa leva solo sulla paura e sull’illusione che difendendosi si possa mantenere quel tenore di vita che, senza innovazione, è impossibile mantenere.

Ha parlato della manifestazione della Fiom. Lei ha dichiarato pubblicamente di non condividerla. Per quale motivo?
Non la condivido perché mi pare che la Fiom continui a non vedere che il mondo sta rapidamente cambiando e che, se non si innova in tutti gli ambiti, non riusciremo a mantenere né i livelli di benessere né il livello di diritti che abbiamo conquistato in questi anni. Questo vale per le imprese come per i sindacati.

Quindi bisognerebbe avere più coraggio e, di fronte a un Marchionne che ti dice di essere pronto a investire venti miliardi in Italia, risponderei in questo modo: “Io sono pronto a garantirti l’affidabilità che vuoi nella produzione, me ne assumo io la responsabilità; l’assenteismo non può essere patologico, deve essere solo fisiologico. Tu, però, dimmi cosa vuoi fare con questi venti miliardi e dove vuoi produrre. Insomma, sediamoci a un tavolo e creiamo un nuovo sistema di relazioni tra imprese e sindacati”

In tutto questo non dovrebbe essere la politica ad avere un ruolo di coordinamento del conflitto tra lavoro e impresa?
Lei ha assolutamente ragione. Quello che io trovo disdicevole è il fatto che la politica faccia il tifoso. C’è chi tiene per la Fiom, chi per la Cisl, chi per la Uil, chi per Marchionne; un po’ come se fossero il Toro, la Juve o il Milan. Non è così. La politica, o per lo meno un partito come il PD, dovrebbe cercare di dire che sia il caso di fare come in Germania.

Ossia?

In Germania se c’è da fare uno sciopero per aumentare i salari lo fanno. Ma se c’è da concordare tutti insieme che bisogna ridursi le ferie per aumentare la produttività perché in quel momento c’è bisogno di produrre, fanno anche quello. Si può? Io penso di sì. Questo dovrebbe proporre la politica. Non fare la conta di chi va alla manifestazione della Fiom o della Cisl con il solo risultato di aumentare le distanze tra il mondo sindacale e le imprese.

In Piemonte il riconteggio delle schede sembra ormai dare Mercedes Bresso in vantaggio rispetto a Cota. Nel caso di un ritorno alle urne si è fatto anche il suo nome come possibile candidato. Cosa si sente di dire in merito?

Credo che intanto si debba prima aspettare il parere dei tribunali. Bisogna vedere cosa decideranno prima il Tar e poi il Consiglio di Stato. In caso annullamento delle elezioni, io continuo a sostenere che la prima parola spetti alla Bresso, perché è a lei che è stata sottratta la legittimità del risultato ed è lei che deve decidere che cosa intende fare.

Sempre a proposito di elezioni, nelle ultime regionali il Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo ha eroso numerosi consensi al Pd e al centrosinistra. In particolare in Piemonte è stato determinante nella sconfitta di Mercedes Bresso. Retrospettivamente, vi siete pentiti di non aver cercato un dialogo con quel movimento. E soprattutto, ora che nuove elezioni sembrano probabili, ritenete utile valutare un’eventuale alleanza?

Io penso che, prima di tutto, non bisogna demonizzare nessuno. Bisogna dialogare su alcune cose: ad esempio, non dovremmo lasciare a Grillo alcuni temi come i privilegi della casta e dei politici. Dovremmo essere capaci di un’autoriforma che fissi i costi della politica in modo adeguato. Però io non posso rincorrere Grillo sul No Tav, perché se rincorro Grillo sul No Tav allora non potrò più rincorrere, per dire, Ghisolfi sul Sì Tav.

In politica bisogna finirla con l’idea che la sinistra non possa avere persone che stanno alla propria sinistra e hanno idee diverse. Bisogna mettere in conto che se sei per la Tav quelli che sono contro la Tav votano da un’altra parte. E tu, per compensare, devi prendere quei voti da un’altra parte. Io non suggerirei di fare alleanze con il Movimento di Grillo, anche perché non lo vogliono loro. Io suggerirei di assumere dei temi che parlano a quel mondo. Ci sarebbero temi infiniti: dai privilegi della casta ai diritti civili. Ma, ad esempio, il no ai termovalorizzatori non mi sento di dirlo. Se penso a un sistema ideale posso immaginare che, quando tutti faranno la raccolta differenziata, allora si potranno eliminare i termovalorizzatori. Ma la strada per fare questo è lunga. E non mi sento, pertanto, di correre dietro a Grillo su questi temi.

Su certe cose cercherei, quindi, non di fare delle alleanze, ma di sottrargli terreno. Penso a temi come quello della corruzione. E’ chiaro che sia sacrosanto il principio che chi è condannato in modo definitivo (a cominciare da Grillo, peraltro) non possa essere candidato. Temi xome questi li dobbiamo fare nostri senza se e senza ma. Viceversa , non possiamo fare nostri dei temi che, a mio avviso, contrastano con un’idea di sviluppo e coesistenza sociale equilibrata.