Omicidio Alessandro Mathas: al via il processo d’appello per Giovanni Antonio Rasero

E’ iniziato stamattina a Genova il processo di secondo grado per l’omicidio del bimbo Alessandro Mathas: alla sbarra Giovanni Antonio Rasero, già condannato in concorso con la madre del piccolo.


E’ passato un anno dalla condanna a 26 anni di carcere per Giovanni Antonio Rasero, il 29enne ritenuto responsabile dell’omicidio del piccolo Alessandro Mathas, deceduto il 15 marzo scorso, a soli 8 mesi, per le percosse subite.

Si torna in aula stamattina, davanti alla Corte d’Assise d’appello di Genova, per la prima udienza del processo di secondo grado: la procura generale non farà altro che ribadire la richiesta di condanna già avanzata in primo grado – ergastolo o 30 anni di carcere – mentre i difensori del giovane, gli avvocati Luigi Chiappero e Andrea Vernazza, chiederanno che venga riaperto il dibattimento.

Questo perché in primo grado i giudici della Corte d’Assise avevano condannato Rasero per omicidio volontario aggravato in concorso con la madre del bimbo, Katerina Mathas. Per lei sono aperti due fascicoli – abbandono di minore aggravato dall’evento morte e concorso in omicidio – ma al momento non è stato inviato alcun avviso di conclusione delle indagini.

I legali di Rasero, però, nel chiedere la riapertura del dibattimento sperano che la donna venga processata insieme al suo ex compagno. Al momento, in attesa di sapere cosa decideranno i giudici, è previsto che la Mathas comparirà in aula come testimone.

Vi ricordiamo che i giudici, nelle motivazioni della sentenza del 24 gennaio dello scorso anno, scrissero:

La corte ritiene che l’atteggiamento inerte ed omissivo della Mathas all’alba del commesso reato sia una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella vicenda che ha condotto alla morte il figlio Alessandro. L’intera condotta della Mathas pare artificiosamente preordinata al fine di non rivolgere a Rasero delle domande ‘scomode’ e ciò allo scopo di non trovarsi, a sua volta, in difficoltà in seguito alle ‘contestazioni’ che avrebbe potuto ricevere da parte di Rasero.
I due protagonisti, Rasero e la Mathas, si mostrano inscindibilmente avvinti da questo singolare atteggiamento di reciproca tolleranza che non trova altra logica spiegazione se non quella che risiede nella comune consapevolezza di avere in qualche modo contribuito all’azione omicidiaria. Le vistose discrepanze possono essere spiegate col consapevole intento di entrambi di alterare lo svolgimento dei fatti per trarne un vantaggio personale nel processo. I due i sono dimostrati capaci di manipolare la realtà e di mentire pesantemente su circostanze determinanti.

Il processo continua.

Via | Genova24

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