Pistola carica in giardino: nuova minaccia all’attore antimafia Giulio Cavalli

Dopo le rivelazioni shock dell’ex boss di Crotone Luigi Bonaventura, sale di nuovo l’allerta. L’attore antimafia è stato trasferito in una località segreta.

di remar

I clan tornano a minacciare l’attore Giulio Cavalli, da tempo sotto scorta per il suo impegno in teatro contro la cultura mafiosa. Nel giardino della sua abitazione romana ieri è stata trovata una pistola carica. L’attore e autore teatrale è stato immediatamente trasferito in una località protetta, di conseguenza sono saltate le due rappresentazioni dello spettacolo “L’innocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto” che erano in programma per oggi a Napoli e per domani a Caserta.

Questo è solo l’ultimo avvertimento al 36enne attore antimafia lodigiano che nella scorsa legislatura è stato anche consigliere regionale in Lombardia. Le minacce e le intimidazioni sono iniziate nel 2006 – anno in cui Cavalli porta in scena per la prima volta “Do ut des”, rappresentazione teatrale ironica della vita dell’immaginario e provetto boss Totò Nessuno.

Dopo le minacce rivolte ai figli, le gomme dell’auto squarciate, i bossoli ritrovati fuori da un teatro di Milano in cui l’attore recitava, ad agosto il pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura aveva rivelato che i clan stavano progettando di uccidere Cavalli, un omicidio che doveva sembrare un incidente, per non farne un martire.

La pistola ritrovata nel tardo pomeriggio di ieri era occultata in una siepe vicino alla porta-finestra dello studio dell’attore. Del caso si stanno interessando direttamente il numero uno della polizia Alessandro Pansa e il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico.

 

La ‘ndrangheta voleva uccidere l’attore Giulio Cavalli

5 agosto 2013 – La ‘ndrangheta voleva uccidere l’attore Giulio Cavalli, già consigliere regionale (in quota SEL) della Lombardia, noto per il suo impegno antimafia. Non un’esecuzione in piena regola però. Non era necessario arrivare a tanto perché a tutti può capitare di avere un incidente, magari una siringa piantata in un braccio a simulare un’overdose.

La rivelazione arriva dall’ex boss di Crotone Luigi Bonaventura, che oggi è un collaboratore di giustizia. Racconta l’ex padrino a proposito del progetto di infangare e poi uccidere Cavalli:

“Bisognava iniziare a screditarlo negli ambienti politici e dell’antimafia”.

Correva l’anno 2011, quando Cavalli era già sotto scorta. Con i suoi lavori in teatro aveva dato vita a una nuova stagione di impegno civile contro la mafia. Gli ‘ndranghetisti trapiantati tra Bollate e Buccinasco per gestire affari illeciti e infiltrasi nell’economia legale decidono che non possono starsene con le mani in mano. Qualcosa va fatto. L’attore è però super scortato e bisogna avere pazienza.

Bonaventura racconta:

“Tra aprile e giugno del 2011 fui contattato da emissari della ‘ndrangheta. Parlavano un italiano corretto, senza inflessione, dissero di essere vicini alle cosche De Stefano e Tegano”.

Ovvero due tra i clan storici e più potenti di Reggio Calabria e di tutta la mafia calabrese; cosa volevano?

“Mi chiesero di fare il finto pentito con un stipendio annuo da un milione di euro”.

Bonaventura avrebbe dovuto, sempre secondo quanto sostiene:

“Screditare diverse persone, mi fecero i nomi di magistrati e politici”.

Tra cui quello di Roberto Maroni, oggi governatore della Lombardia, Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

Per Cavalli invece il piano era in fase avanzata. L’attore non doveva essere rieletto alle successive elezioni regionali lombarde. Cominciano così a circolare voci e dicerie che dalla Sicilia salgono su per la Penisola: l’attore è solo un finto paladino dell’antimafia, è anzi la mafia dentro l’antimafia. La macchina del fango dei boss è entrata in azione.

Più che una finta overdose Bonaventura ricorda come i padrini pensassero piuttosto a simulare un incidente stradale:

“In pratica bisognava trovare qualcuno di basso livello che rubasse un camion, nella fuga poi si provocava l’incidente mortale, quindi il tizio si sarebbe dato alla fuga, solo in un secondo tempo sarebbe stato ucciso e seppellito. Mai e poi mai si doveva sapere che dietro c’era la ‘ndrangheta”.

Altrimenti i boss avrebbero ottenuto l’effetto opposto, creando un altro martire della mafia. Il progetto di omicidio non sarebbe andato in porto solo grazie alla scorta di cui Cavalli necessita ormai da anni, protezione che potrebbe venirgli revocata già a fine agosto, scrive Il Fatto quotidiano.

Il presidente della regione Puglia nonché leader nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, dopo aver espresso tutta la sua preoccupazione e solidarietà all’attore oggi twitta:

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