Ore 12 – Bersani, con Vendola il patto della pajata, con Casini la teoria dei “due cerchi”

C’è un pranzo, precedentemente a quello di ieri fra Bersani e Vendola, quello con Di Pietro, che al Pd restò sullo stomaco. I brindisi a tavola si tradussero da subito in continui distinguo e attacchi dell’ex pm al Partito democratico. Sarà anche vero che Nichi è più “credibile”perché animato da una cultura di governo e

C’è un pranzo, precedentemente a quello di ieri fra Bersani e Vendola, quello con Di Pietro, che al Pd restò sullo stomaco.

I brindisi a tavola si tradussero da subito in continui distinguo e attacchi dell’ex pm al Partito democratico.

Sarà anche vero che Nichi è più “credibile”perché animato da una cultura di governo e più “morbido” anche caratterialmente, ma è altrettanto vero che il suo “take-over” soft è anche più insidioso degli assalti a muso duro del leader dell’Idv.

Il popolo della sinistra sembra però aver gradito il nuovo patto della pajata (ma applaudì e regalò il primo scranno di deputato anche Di Pietro) che, però, apre più di un interrogativo.

Il primo rischio è che si uniscano due debolezze (un leader senza partito e un partito senza leader). Il secondo rischio è che il patto dia ossigeno alla sinistra paonazza ma, rischiando una deriva frontista, riduca le chanches di una alleanza con il costituendo nuovo centro, compromettendo intanto i rapporti con l’Udc.

Bersani resta convinto della fattibilità della teoria dei due cerchi: alleanza di governo fra una sinistra democratica e riformista con un centro democratico e riformista. Dimenticandosi però che l’Udc ha già rifiutato l’accordo con Vendola alle ultime regionali.

E resta convinto, Bersani, forse con eccesso di ottimismo, che chi da sinistra si allea con il Pd condividerà totalmente il suo progetto di governo.

Ma l’ombra dei vecchi tempi dell’Unione di Prodi si staglia minacciosa. Come i vecchi tonfi.