USA: polizia costrinse un 12enne innocente a confessare l’omicidio della sorella di 11 anni

Il 12enne Thomas Cogdell fu costretto a confessare un delitto che non aveva commesso, l’omicidio della sorellina, dietro minaccia di una condanna alla pena di morte.


Sta facendo parecchio discutere, negli Stati Uniti e non solo, l’ultima rivelazione sull’omicidio di Kaylee Cogdell, la bimba di 11 anni trovata morta nel 2006 con delle buste di plastica legate alla testa nell’abitazione della sua famiglia a Camden, in Arkansas.

Per quell’omicidio fu condannato il fratello della vittima, Thomas Cogdell, che aveva 12 anni all’epoca dei fatti. Il giovanissimo è stato condannato a seguito di una sua confessione, arrivata dopo diverse ore di interrogatorio. Lui, però, non aveva nulla a che fare con quell’omicidio ed è quello che ha cercato di dire per tutta la durata del processo e per i successivi due anni scontati in carcere.

Il giovane, dopo aver ribadito per oltre 36 volte la sua innocenza, alla fine ha confessato e quella sua ammissione di colpa fu puntualmente registrata ed usata durante il processo. Quello che non fu detto, però, fu come arrivò quella confessione: gli agenti, dopo aver spento il registratore, minacciarono il bimbo di farlo condannare alla pena di morte se non avesse ammesso di essere l’autore dell’omicidio.

E così il giovane fu condannato per omicidio di secondo grado nel marzo 2008. A rendere ancor più incredibile l’intera vicenda c’è il fatto che la vera autrice del delitto, la madre dei due bimbi, Melody Jones, aveva già fornito una piena confessione durante il suo primo interrogatorio.

La donna, però, non fu creduta in quanto affetta da problemi psichici ed incline a dimenticare di prendere le sue medicine. In appello, dopo circa due anni, è emersa la verità e Thomas Cogdell è stato rilasciato e scagionato da ogni accusa.

Via | Daily Mail