Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Iran, arrestati due giornalisti stranieri dopo un’intervista al figlio di Sakineh. La notizia è stata data ai media internazionali dal giornale governativo Iran Daily. Sono due cittadini tedeschi di origine iraniana; il procuratore ha affermato che sono in rapporti con un attivista iraniano per i diritti umani che vive in Europa. Il riferimento

Medio Oriente: Iran, arrestati due giornalisti stranieri dopo un’intervista al figlio di Sakineh. La notizia è stata data ai media internazionali dal giornale governativo Iran Daily. Sono due cittadini tedeschi di origine iraniana; il procuratore ha affermato che sono in rapporti con un attivista iraniano per i diritti umani che vive in Europa.

Il riferimento è a Mina Ahadi: iraniano in esilio in Germania e fondatore del Comitato internazionale contro le esecuzioni e la lapidazione.I due giornalisti sono infatti stati arrestati lunedì, dopo un’intervista con il figlio di Sakineh Ashtiani: la donna che rischia l’impiccagione a causa di una condanna per adulterio.

Le autorità iraniane hanno dichiarato che i due europei sarebbero entrati in Iran con visti turistici e che non sarebbero veri giornalisti. Quest’ultimo punto è, in realtà, alquanto controverso. I giornalisti stranieri che entrano nel paese devono infatti ottenere un permesso del governo per poter svolgere inchieste e condurre il proprio lavoro. Quindi, deducono le autorità iraniane, se non hai un permesso non sei un giornalista. Un sillogismo che la dice lunga sul concetto di libertà di stampa, democrazia e diritti civili condiviso dal governo di Teheran e dalle sue emanazioni.

Il quotidiano Iran Daily rincara la dose, aggiungendo che gli arresti renderanno più duro il lavoro per i “veri giornalisti” che vogliono “venire in questo paese e condurre le loro inchieste su questa parte del mondo”. Un’ ipocrisia di regime bella e buona che omette di raccontare le pesanti limitazioni a cui già sono sottoposti i corrispondenti esteri che riescono a ottenere l’accredito governativo.

Gli inviati stranieri hanno infatti bisogno un permesso anche per spostarsi al di fuori della capitale e non possono lasciare i propri uffici per documentare manifestazioni di protesta o altri eventi politici non approvati dal governo.

In questo panorama, si è recentemente aggiunto un nuovo caso che dimostra la difficoltà per i giornalisti di raccontare la realtà iraniana. Lunedì, il quotidiano spagnolo El Pais ha dichiarato che, lo scorso luglio, il governo iraniano ha revocato l’accredito alla sua inviata Angeles Espinosa. La giornalista non ha, al momento, fornito spiegazioni sul perché dell’accaduto, ma è probabile che la decisione di Teheran sia una conseguenza di un’intervista fatta dalla Espinosa al figlio dell’Ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, morto nel dicembre 2009.

Asia: Thailandia, nuove manifestazioni delle camicie rosse. A sei mesi dalla sanguinosa rivolta, che aveva visto momenti di vera e propria guerra civile per le strade di Bangkok, le camicie rosse, che sostengono l’ex premier Thaksin Shinawatra, continuano a manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo. L’agenzia China Post riporta che le proteste hanno avuto luogo l’11 ottobre a Bangkok con una cerimonia buddhista vicino al Parco Lumpini, luogo in cui i manifestanti si erano accampati durante gli scontri dello scorso maggio. L’accampamento dei dimostranti era stato espugnatodalle forze di sicurezza thailandesi con violenti scontri che avevano causato 25 morti e più di 800 feriti tra le camicie rosse. Nel corso degli scontri era morto anche il fotoreporter italiano Fabio Polenghi

Nonostante il massiccio spiegamento di polizia (un migliaio di uomini) e il grande numero di partecipanti alla manifestazione (circa 2500 camicie rosse), non si sono riscontrati incidenti. I manifestanti si sono limitati a commemorare le persone uccise negli scontri di maggio deponendo foto, fiori e candele.

La tensione nel paese rimane tuttavia alta. Bangkok e tre provincie sono ancora in stato di emergenza e il governo ha accusato le camicie rosse di aver provocato esplosioni nei pressi di Bangkok nel corso delle ultime settimane. Le camicie rosse hanno respinto le accuse e hanno affermato che si tratta di provocazioni del governo per giustificare una nuova stretta repressiva.