Vittorio Feltri si censura. Al Giornale per non pubblicare i dossier su Silvio Berlusconi

Quanto è successo ieri in Afghanistan (di cui ci siamo occupati qui e qui) ha distratto le persone che aspettavano la pubblicazione del dossier Marcegaglia che il Giornale avrebbe confezionato contro la presidente di Confindustria. Il dossier è uscito e lo potete leggere qui. Probabilmente si è trattato solo di un punto di partenza sul


Quanto è successo ieri in Afghanistan (di cui ci siamo occupati qui e qui) ha distratto le persone che aspettavano la pubblicazione del dossier Marcegaglia che il Giornale avrebbe confezionato contro la presidente di Confindustria.

Il dossier è uscito e lo potete leggere qui. Probabilmente si è trattato solo di un punto di partenza sul quale costruire una campagna contro la signora Marcegaglia che, a differenza di Boffo e Fini, ha le conoscenze giuste per bloccare le voci dissidenti.

Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, alle Invasioni Barbariche ha criticato proprio questo aspetto della donna. “Si è rivolta al padrone (Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ndr) pur avendo il mio numero”, ha spiegato Feltri a Daria Bignardi.

Il giornalista per difendere il proprio operato ha sostenuto che la stessa attenzione prestata a Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire, e Gianfranco Fini, presidente della Camera, è stata riservata anche a Claudio Scajola, ex ministro dello Sviluppo economico.

Feltri, in trasmissione, ha ricordato che Il Giornale è stato il primo quotidiano a chiedere le dimissioni di Scajola. Il giornalista scriveva lo scorso maggio:

“Caro ministro, fai bene a indignarti per essere stato messo alla sbarra senza neanche risultare indagato. Nessuno può darti torto per questo. Ma nelle tue risposte sul caso ci sono punti di un’evidenza spiazzante che andrebbero chiariti.

La conclusione non può che essere una sola. O chiarisci questi punti importanti che hanno lasciato perplessa l’opinione pubblica o rassegnati all’evidenza e, visto che ci sei, rassegna anche le tue dimissioni”.

Di questo specifico episodio io me ne ero già dimenticavo. A questo punto, probabilmente, a Feltri invece di chiedere perché è interessato a Tizio o Caio sarebbe interessante chiedere se il suo arrivo al Giornale è stato pensato per evitare l’uscita di dossier sul Cavaliere.

Un giornalista, per quanto indipendente, non si può mettere contro tutti. L’editore, in questo caso fratello del presidente del Consiglio, è sacro.