Intervista – Polisblog incontra Paolo Guarino: “Vendola non ha ancora un ruolo nazionale” (seconda parte)

Ecco la seconda parte dell’intervista a Paolo Guarino. Trovate la prima parte qui.Se fossi il consulente del PD, su quali issues consiglieresti di puntare, in vista delle elezioni? E se fossi il consulente del PDL?Entrambi i partiti si trovano in una condizione difficile. Ci sono più rischi che opportunità in caso di elezioni anticipate. Comunque,

di bruno


Ecco la seconda parte dell’intervista a Paolo Guarino. Trovate la prima parte qui.

Se fossi il consulente del PD, su quali issues consiglieresti di puntare, in vista delle elezioni? E se fossi il consulente del PDL?

Entrambi i partiti si trovano in una condizione difficile. Ci sono più rischi che opportunità in caso di elezioni anticipate. Comunque, consiglierei al PDL di valorizzare quanto fatto governando, smettendo di parlare di scandali, divisioni e leggi ad personam e magari andando oltre il terremoto e i rifiuti. Più in generale, punterei sulla capacità di Berlusconi di far sognare, quasi come se ci fosse l’idea di un ultimo, definitivo sogno.

Per quanto riguarda il PD, vale innanzitutto il suggerimento di Blair citato prima: fare politica. Parlino di quello che vogliono ma parlino alla gente. Il problema non riguarda non tanto la scelta di singoli temi, ma la credibilità e il linguaggio usato. La sfida del pd, in ogni caso, dovrebbe essere non quella di presidiare vecchi elettorati ma di rappresentare la nuova Italia, assente dalle rappresentazioni politiche e mediatiche. Il pd, in sostanza, dovrebbe scegliere un solo grande tema: l’innovazione.

Come giudichi Bersani dal punto di vista comunicativo?

Non è il suo piano naturale. Ha una comunicativa popolare e interpersonale, sicuramente un po’ troppo legata ad un contesto territoriale e culturale, emiliano-rurale-socialdemocratico, ahilui non innovativo. Non ha la forza dell’antileader alla Prodi, ma può tirare fuori le unghie. Si è dimostrato, anche lui come molti altri del centrosinistra, più abile in un ruolo tecnico che puramente politico. Da ministro era riuscito a percorrere una strada di innovazione liberale che aveva grandi potenzialità comunicative, non sfruttate in pieno e poi abbandonate.

Ti è piaciuta la recente campagna di comunicazione del PD (rimbocchiamoci le maniche, ndA)?

Le campagne del PD non mi stupiscono mai. Non mi emozionano, non mi fanno ridere nè arrabbiare, non mi fanno pensare. L’ultima mi piace più di quella delle regionali, con quei volti freddi e i fumetti. “Rimbocchiamoci le maniche” è un’intelligente uso di linguaggio comune, e “giorni migliori” è una sintesi di messaggio sufficientemente facile ed evocativa. Quello che manca è la descrizione della proposta di realizzazione di questi giorni migliori. Il governo e Berlusconi sono ancora al centro, e l’assertività della “pazienza è finita” blocca il PD nel tentativo di rispecchiare uno stato d’animo passivo, piuttosto che lavorare a cambiare il clima emotivo del paese.

Quali sono le possibilità di Fini di presentarsi come leader di una destra moderata ed europea, posto che in quel lato dello schieramento politico il padrone sembra essere sempre Berlusconi?

Fini ha già le caratteristiche del leader di una destra moderata ed europea. Serio, istituzionale, onesto, anche laico. Però il giochetto “Sarkozy-Chirac” ha trovato un Berlusconi più combattivo del previsto, oltre che ancora padrone della scena della destra. Fini ha davanti a sè una strada stretta, avversario fedele al governo e dichiaratamente pacifico contendente del premier. Se segue poi il segmento più innovativo del suo recente consenso rischia di trovarsi in una nicchia. Il vero tema per Fini non è la destra moderata ed europea, piuttosto è la capacità di leadership e di creazione del consenso.

Credi che la vicenda della casa di Montecarlo intacchi (o abbia intaccato) il prestigio del Presidente della Camera?

Certo non esce rafforzato. Soprattutto dopo il video di presunte spiegazioni. Da quel video emerge l’immagine di un leader debole, tra incertezza e ingenuità, che non controlla i parenti e che non ha la forza di rompere definitivamente con Berlusconi. Un video, in più, totalmente tradizionale quanto a logiche mediatiche, in cui le potenzialità del web non sono state usate al meglio.

Casini è impegnato nella costruzione del partito della Nazione, mentre alcuni esponenti dell’UDC (Cuffaro, Romano ecc) sembrano essersi schierati con Berlusconi. Che possibilità ha l’UDC di presentarsi come un “nuovo” partito di centro?

Sono convinto che la maggioranza degli italiani sia ormai convinta sostenitrice del bipolarismo. Le critiche, la sfuducia e la distanza crescente dall’attuale dibattito politico non credo corrispondano ad una voglia di ritorno a schemi proporzionali e multipolari, o a polarità variabili. Credo poco, quindi, allo spazio di un terzo polo di centro. Uno spazio tattico può anche esserci, ma strategicamente credo che i centristi torneranno a scegliere di allearsi, magari trattando fino all’ultimo per farlo in posizione di forza.

Come giudichi Nichi Vendola? Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

Sicuramente Nichi ha doti di leadership, ha retorica e carisma, ma non mi pare abbia ancora la forza necessaria per ambire ad una leadership nazionale. La sua forza in Puglia, aiutata dalle scelte del PD e dalle primarie vinte “solo” contro tutti, ha trovato radicamento in una conoscenza profonda del territorio e delle antropologe che lo abitano.

Così, parlando a giovani e insieme alle mamme e alle nonne, Vendola è riuscito a proporre un racconto innovativo e vincente della sua regione. L’esperimento delle “fabbriche di Nichi”, poi, è un interessante tentativo di costruire una forma diversa di partecipazione, ma anche questa esperienza mi pare finora troppo legata ai pugliesi, sul territorio o fuorisede. Per ambire a giocare un ruolo nazionale, e siamo al punto di debolezza, Vendola dovrebbe riuscire a rendersi “esportabile” nel resto d’Italia, da un punto di vista sia tematico che di più complessivo racconto del paese.

Che idea ti sei fatto del MoVimento a cinque stelle di Grillo? Pensi che possa crescere in futuro o si tratta di una fiammata di breve durata?

Il successo dei grillini è direttamente proporzionale alla crisi dei partiti e della politica tradizionale. Potranno continuare a giocare una funzione di disturbo, vivendo nell’ambiguità del movimento politico-antipolitico-comico, ma li ritengo una conseguenza della crisi politica, non una soluzione ad essa.

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