Paura di Nichi. La strategia del Pd per non finire nelle mani di Vendola

Si è parlato molto nelle ultime settimane della voglia di elezioni anticipate della Lega, unico partito della maggioranza che sente di non aver niente da perdere da una consultazione prossima, e del tentativo di Berlusconi di evitarle a tutti i costi, spinto da convinzione uguale e contraria.Poco si è detto invece dell’atteggiamento del Partito Democratico,

di luca17


Si è parlato molto nelle ultime settimane della voglia di elezioni anticipate della Lega, unico partito della maggioranza che sente di non aver niente da perdere da una consultazione prossima, e del tentativo di Berlusconi di evitarle a tutti i costi, spinto da convinzione uguale e contraria.

Poco si è detto invece dell’atteggiamento del Partito Democratico, perennemente in mezzo al guado e indeciso se appoggiare o meno l’evoluzione della situazione in senso elettorale.

Il motivo è uno solo e ha nome e cognome: Nichi Vendola. In questo momento il governatore della Puglia è all’apice della notorietà e della carriera politica, e in un mare privo di pesci grossi non si vede proprio come si possa escludere la sua nomina a candidato guida del centrosinistra e avversario di Berlusconi alle prossime elezioni.

Se invece dovesse trascorrere ancora del tempo – diciamo almeno uno o due anni – molte cose potrebbero cambiare e magari potrebbe uscire un nome nuovo dalle file del derelitto principale partito d’opposizione. Anche se questo presuporrebbe un processo di ringiovanimento che ancora non si vede neanche in nuce.

In questo senso va letto l’attuale cerchiobottismo della dirigenza Pd, che da un lato non vede l’ora di “mazzolare” il Cavaliere, dall’altro teme di cadere in mani esterne e troppo radicalizzate, ritrovandosi così stretta tra due opposti massimalismi: Vendola da una parte e Di Pietro dall’altra.

E poi c’è la questione “marginale” del confronto. Vendola ha almeno una minima chance di battere Berlusconi?