‘Ndrangheta, processo “Cosa Mia”: 42 condanne da 2 anni all’ergastolo

Tra le 42 condanne ci sono anche cinque ergastoli inflitti ai vertici del clan Gallico-Bruzzise. Pesanti condanne anche per le donne del clan.

Si è concluso oggi davanti alla Corte d’Assise di Palmi il processo denominato Cosa Mia che ha visto imputate 46 persone ritenute vicine alle cosche della cosche della ‘ndrangheta Gallico-Bruzzise-Morgante e Sciglitano.

I giudici hanno deciso di condannare 42 persone con pene comprese tra i 2 anni di carcere e l’ergastolo. Il massimo della pena, il carcere a vita, è stato inflitto ai vertici del clan Gallico: i boss Domenico e Giuseppe Gallico, Lucia Giuseppa e Salvatore Morgante, e Carmine Demetrio Santaiti, imputati tra gli altri reati anche per omicidio.

Pene importanti anche gli altri componenti della famiglia Gallico: 21 anni per Rocco, 22 anni e 9 mesi per Teresa, 19 anni e sei mesi per Antonino, al quale non è stata contestata l’accusa di omicidio. Pugno di ferro pure per i vertici del clan Bruzzise di Barritteri. Carmelo e Giuseppe Bruzzise sono stati condannati rispettivamente a 20 e 25 anni di carcere.

Le pene minori vanno dai 2 ai 16 anni di carcere. Tra questi spiccano Antonio e Vincenzo Bruzzise, condannati rispettivamente 16 e 14 anni di carcere, e Francesco Cutrì, per il quale sono stati decisi 14 anni e nove mesi.

Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso e una serie di omicidi compiuti tra le fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90 durante la cosiddetta faida di Palmi che si lasciò alle spalle una lunga scia di sangue.

Tra le altre persone condannate ci sono anche imprenditori coinvolti nella maxi-estorsione compiuta dai clan ai danni delle ditte impegnate nei lavori di rifacimento dell’A3. Tra questi c’è anche l’imprenditore Pasquale Galimi, condannato in primo grado a 5 anni di carcere.

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