Le firme false di Formigoni e le elezioni regionali da rifare: legge contro volontà popolare?

E’ di questi giorni il ritorno all’attualità – come ci ha ricordato Marco stamattina – del tema delle firme false sulle liste elettorali riferite alle regionali in Piemonte e Lombardia.Nel regione dove spopola da anni Formigoni, i Radicali hanno denunciato 360 firme false piazzate per poter presentare la lista “Per La Lombardia”. Ora, tra pochi


E’ di questi giorni il ritorno all’attualità – come ci ha ricordato Marco stamattina – del tema delle firme false sulle liste elettorali riferite alle regionali in Piemonte e Lombardia.

Nel regione dove spopola da anni Formigoni, i Radicali hanno denunciato 360 firme false piazzate per poter presentare la lista “Per La Lombardia”. Ora, tra pochi giorni sapremo se nella regione lombarda, come in Piemonte, saranno da ripetere le elezioni. Quello che interessa a noi però è capire la ‘linea di difesa’ adottata dai due governatori di centro destra, che più in generale si ispirano alla linea del loro partito.

Come fa notare Alessandro Capriccioli, l’argomentazione è una e una soltanto: si tornasse alle elezioni, sarebbe il tipico caso in cui la burocrazia vanifica la volontà popolare. Dunque aspettatevi Cota e Formigoni gridare al golpe giudiziario…

Immagine|Flickr

In realtà questa situazione si viene a creare solo in un ambiente molto confuso come quello di oggi nello stato italico, con conflitti di potere molto pericolosi, il primo sotto gli occhi di tutti quello tra esecutivo (il premier) e giudiziario, ed un populismo devastante.

Infatti l’argomentazione “della volontà popolare ingannata”, il ricorso alla parola “popolo” quando fa comodo per proteggere le proprie marachelle e i propri interessi, non fa sperare nulla di nuovo per la salute della democrazia italiana. Ed è un copione già sentito, risentito e strarisentito.

Cos’è successo esattamente in Piemonte e Lombardia? Un oscuro apparato burocratico si è mosso contro i governatori scelti dal popolo? La risposta è no. Nelle due regioni semplicemente si è verificata una totale noncuranza del rispetto del regole, quindi la mancanza di regolarità delle elezioni. E’ un problema di legalità, monumentale tallone d’Achille di tutto il Popolo delle Libertà.

Molto furbescamente Formigoni usa il termine burocrazia, così inviso all’elettore e uno dei punti forti dell’affermazione di Berlusconi, che sin dagli inizi si è posto come nemico degli apparati burocratici, utilizzando un problema reale (l’inefficienza dell’apparato statale) e facendone una sorta di simbolo della sua battaglia. Innescando uno schema molto semplice: burocrazia contro popolo (vedi Brunetta..).

Il secondo punto nodale è appunto il popolo, la volontà popolare. In uno stato democratico i cittadini hanno a disposizione degli strumenti per modificare leggi ritenute sbagliate: il primo è naturalmente eleggere dei rappresentanti che cambino le leggi che non piacciono. Altrimenti come è possibile individuare la volontà popolare?

Quella agitata da Formigoni e Cota è un fantoccio, ed in questo prendono esempio dal loro presidente: agitano lo spettro di una volontà popolare quasi fossero dei “capipopolo”.

I due governatori hanno vinto le elezioni, vero, ma in uno stato di diritto è la legge ad essere sovrana, non rispettarla significa non stare alle regole del gioco, significa uscire dal concetto di ‘democrazia’. Il ricorso alla volontà popolare per scavalcare le regole ha un nome ben diverso, si chiama fascismo.