Facebook è il mandante dell’attentato a Maurizio Belpietro?

Qualche tempo fa avevo scritto un post che iniziava con la domanda: internet è buono o cattivo? La risposta, oggi come allora, è che la domanda non ha senso: essendo uno strumento, internet non è né buono né cattivo, dipende da come si usa. Lo spunto di riflessione era la vicenda del reverendo Jones (per

di bruno


Qualche tempo fa avevo scritto un post che iniziava con la domanda: internet è buono o cattivo? La risposta, oggi come allora, è che la domanda non ha senso: essendo uno strumento, internet non è né buono né cattivo, dipende da come si usa. Lo spunto di riflessione era la vicenda del reverendo Jones (per fortuna finita in soffitta).

Oggi la domanda sembra tornare nella mente di molte persone. Tutto è partito dall’attentato a Maurizio Belpietro. Subito, da varie parti si è accusato facebook di “istigare odio”, di essere il “mandante morale” del tentato omicidio. Fabio Chiusi, sul Nichilista, ci riporta l’opinione di un famoso giornalista:

“Secondo l’editoriale di Giampaolo Pansa su Libero di oggi, i brigatisti che nel 1977 uccisero il vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno sarebbero «i progenitori di quelli che adesso hanno costituito su Facebook il gruppo “Uccidiamo Belpietro”».”

L’articolo di Pansa paragona poi l’appello dell’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi (qui un articolo per rinfrescarci la memoria) ad un gruppo di Facebook, e infine paragona il Popolo Viola ai partigiani che appesero Mussolini a Piazzale Loreto (e sappiamo che opinione abbia Pansa dei partigiani).

Le opinioni di Pansa dovrebbero passare sotto silenzio, visto che paragona un appello firmato da fior di intellettuali e artisti (Folco Quilici, Franca Rame, Dacia Maraini, addirittura Umberto Eco), quello contro Luigi Calabresi, ad un gruppo di facebook (“Uccidiamo Belpietro”, al momento è addirittura bloccato) che avrebbe visibilità quasi pari allo zero, se non se fossero occupati i media tradizionali. Di nuovo Fabio Chiusi scrive parole condivisibili:

“Un gruppo di 47 membri (Uccidiamo Belpietro, ndA) quale reale grado di rappresentatività ha del fantomatico “popolo del web”? Nessuno. La stragrande maggioranza degli utenti non ne conosce nemmeno l’esistenza. Bel modo di diffondere l’odio! Altro che catena di montaggio, insomma, il ciclostilato funziona molto meglio.”

Il problema, ancora una volta, sembra essere la scarsa conoscenza di Internet. Solo così si giustifica una notizia, davvero incredibile, apparsa sul Corriere della Sera:

“La sifilide torna in Gran Bretagna e la colpa almeno in parte sarebbe di Facebook. Il professor Peter Kelly, direttore della sanità pubblica nella regione di Teeside, nel nord-est dell’Inghilterra, ha affermato che a Sunderland, Durham e Teesside, tutte aree in cui il sito sociale è molto popolare, il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato, proprio perché il network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner per incontri sessuali occasionali.”

Insomma, la colpa non è delle persone che, dopo aver trovato un nuovo modo di mettersi in contatto, hanno rapporti sessuali non protetti. La colpa è di Facebook. Semplice, no? Il problema reale di Facebook, l’unico di cui ovviamente si parla pochissimo, è un altro.

“La rete, semplicemente, fornisce per la prima volta nella storia una memoria collettiva pietrificata di ciò che pensiamo distrattamente. Una sorta di bar del paese grande quanto il Paese. Dove si legge di tutto, dai corteggiamenti alle elucubrazioni etiliche, dalle frasi nobili agli insulti.”

Facebook come bar di tutto il Paese. Paragone ardito, ma nella sostanza corretto. L’unica differenza con un bar normale è che se frequento abitualmente un bar e chiedo alle persone presenti cosa abbia fatto e detto il 10 Novembre del 2008, probabilmente nessuno mi saprà rispondere. Se faccio la stessa domanda su Facebook, avrei una risposta immediata: hai scritto questo commento, hai postato questo link, hai condiviso questo gruppo.

Un bar abbastanza inquietante, a pensarci.

Foto | Flickr