La Cassazione e diffamazione sul web: facciamo il punto

Settimana scorsa ha fatto molto rumore una sentenza della Cassazione su due temi importanti nella legislazione sull’informazione in Italia: la diffamazione a mezzo stampa sul web e “l’omesso controllo” del Direttore Resp.le. Riassumendo molto, gli ermellini sancivano che nella causa che vedeva contro il sen. Roberto Castelli e il quotidiano Merate Online – una testata

Settimana scorsa ha fatto molto rumore una sentenza della Cassazione su due temi importanti nella legislazione sull’informazione in Italia: la diffamazione a mezzo stampa sul web e “l’omesso controllo” del Direttore Resp.le. Riassumendo molto, gli ermellini sancivano che nella causa che vedeva contro il sen. Roberto Castelli e il quotidiano Merate Online – una testata registrata, non un blog – per una lettera ritenuta diffamatoria dal senatore leghista, non c’era reato.

Il direttore di un giornale on-line non risponde di “omesso controllo” in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che spiega come il reato previsto dall’art. 57 cp, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché previsto solo per la carta stampata

Da questa sentenza si è scatenato un grosso dibattito, in cui si inseriscono politica, informazione, giurisprudenza… un bel polverone. Vi segnalo alcune delle reazioni a mio avviso più interessanti, che permettono di avere il polso della situazione: una è quella pubblicata da Gianni Riotta sul Domenicale del Sole24Ore…

La ripropone ieri Stefano Quintarelli

La sentenza con cui la Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà di stampa. Polaris è persuasa, al contrario, che sancirà l’irrilevanza dell’informazione online non professionale, fino a un mondo di 6 miliardi di blogger, ciascuno scritto e letto solo dal proprio autore. Se infatti è lecito far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto, ad avvantaggiarsene non sarà la verità, già così maltrattata sul web, ma la diffidenza, il disgusto e l’inerzia. La presunta licenza di dire tutto determinerà lo scetticismo assoluto di chi a leggere ancora prova. Già oggi negli Usa ci sono siti nascosti che denigrano la reputazione di privati cittadini che, invano, provano a redimerla. I pionieri del web avevano sperato in una democrazia diretta dell’informazione, ma il caos sta ormai confondendo fonti e uso. Fuori dai grandi siti del monopolio, Google, Youtube, Wikipedia, i lillipuziani continueranno a credersi liberi e, nel caveau dei pochissimi seguaci, a predicare piccoli credi settari. Pian piano, come pula al vento, meschini sordi rancori verranno dispersi nell’inesorabile rombo dei motori di ricerca. E nulla più resterà se non un roco slogan in un sito non aggiornato da mesi, una foto ingiallita su Facebook, una correzione acida di Wiki che nessuno mai leggerà, fossile online della frustrazione.. Non era questa l’utopia del web e la Cassazione, credendo forse tra gli ermellini di sostenere la libertà, assicura irrilevanza al rumore di fondo che si spaccia oggi per cronaca online. Peccato.

Riotta prende male la mira su un punto, ma su altri, sull’incessante noise, sul tutti che urlano e nessuno che ascolta, non mi sentirei di smentirlo in toto. Prende male la mira perché la sentenza della Cassazione non riguarda “i blog”, bensì una testata registrata – online – ma pur sempre una testata registrata. In tribunale, Merate Online non è diverso dal Sole24Ore, come nota giustamente anche Mantellini.

Se questa storia vi interessa, vi suggerisco anche questo articolo di Punto Informatico in cui si approfondisce la querelle, vi consiglio di leggerlo per avere ben chiari gli assunti di base. Invece se volete andare ancora più in profondità e avete qualche ora da perdere, potete leggervi la sentenza della Cassazione, si trova su penale.it.

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