Scelti dai lettori: il post terremoto in Abruzzo, dove sta la verità?

Prima cosa: scusate il ritardo con cui pubblichiamo la rubrica scelti dai lettori. Seconda cosa: utilizzate i commenti di questo post anche per suggerirci il tema da affrontare venerdì, ok? E ora partiamo: lunedì scorso nei vostri commenti leggo uno spunto interessante, e che trovo giusto approfondire. La situazione attuale in Abruzzo e a L’Aquila


Prima cosa: scusate il ritardo con cui pubblichiamo la rubrica scelti dai lettori. Seconda cosa: utilizzate i commenti di questo post anche per suggerirci il tema da affrontare venerdì, ok? E ora partiamo: lunedì scorso nei vostri commenti leggo uno spunto interessante, e che trovo giusto approfondire. La situazione attuale in Abruzzo e a L’Aquila a un anno e mezzo dal sisma.

Anche altri suggerimenti erano molto interessanti, soprattutto quello sulla vivisezione, di cui si è parlato moltissimo, giustamente, nelle settimane passate. Anche per merito di alcune dichiarazioni assurde – Iva Zanicchi, europarlamentare che spiega in uno scambio da applausi

R: “Avrei dovuto essere più forte ed astenermi…. Mi sono fidata dei miei assistenti…. Non posso mica seguire i lavori di tutte le commissioni!”
D: “Mi sta dicendo che non sa cosa ha votato?”
R: “Beh… adesso comunque voglio rimediare: spingerò per sperimentare in vitro, tanto i risultati sono gli stessi….”

Mica è importante sapere per cosa si vota… su questo tema torneremo sopra più avanti. Ora vediamo di capire che succede in Abruzzo e la situazione post terremoto, “quella vera”, suggeriva fc77.

aquila terremoto ricostruzione

Non è passato poi tanto tempo dal terremoto de L’Aquila: era il 6 aprile 2009. Il bilancio finale: 308 morti, centinaia di feriti, decine di paesi distrutti, oltre 65mila sfollati e una città morta, che chissà quando tornerà davvero a vivere.

Dopo l’ondata di attenzioni e di solidarietà tipica delle grandi calamità naturali, fatta di donazioni, aiuti, volontariato, e messaggini solidali, dopo il G8 che ha spettacolarizzato una tragedia immane, è scesa una discreta cappa di silenzio su l’Aquila.

Lentamente, il sisma si è sfilato dalle prime pagine, e poi, quatto quatto, sempre più indietro, sempre più indietro, fino a sparire quasi completamente. Il tema che ci avete chiesto di approfondire però, più che quello del terremoto in se, è quello della ricostruzione.

Vediamo di prendere qualche informazione “dal territorio”: se volete leggervi qualche blog locale, ve ne segnalo tre: il primo è abbastanza celebre, è quello del comitato 3e32 – l’ora del sisma – interessante e approfondito anche terremoto09, e infine quello che mi è sembrato più completo, ovvero 6aprile.it.

Su quest’ultimo troviamo un link utile a un pezzo di Sergio Rizzo del Corriere della Sera, uscito sull’ultimo numero de l’Europeo, tutto dedicato ai terremoti italiani, da quello del Friuli a quello dell’Irpinia, e naturalmente a quello dell’Aquila.

“I professionisti delle macerie” ci offre uno spunto interessante per partire nella nostra analisi:

«Qui bisogna partire in quarta subito. Non è che c’è un terremoto al giorno», dice al telefono il 6 aprile 2009 il costruttore Pierfrancesco Gagliardi a suo cognato, Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’uomo passato alla storia per aver confessato, nel corso di quella intercettazione: «Io ridevo stamattina alle tre e mezzo dentro il letto». Mentre a L’Aquila 300 persone, fra cui 20 bambini, morivano sotto le macerie.

«Non è che c’è un terremoto al giorno» è la frase chiave per spiegare quello che succede in Italia quando c’è una grande calamità naturale. Di terremoti non ce n’è, per fortuna, uno al giorno, ma uno ogni qualche anno purtroppo sì. Senza contare le frane, le alluvioni, gli smottamenti: eventi nei quali c’è sempre lo zampino dell’uomo (…) Nessuno è in grado di dire esattamente quale giro d’affari abbiano messo in moto i terremoti dal 1968, anno del sisma nel Belice, a oggi. Ma una valutazione di 140 miliardi di euro non è irrealistica. E senza considerare il costo del terremoto dell’Abruzzo, che il direttore del commissariato per la ricostruzione Gaetano Fontana stima in 10 miliardi e mezzo di euro per la sola L’Aquila

al di là della nota di colore dei due costruttori intercettati – c’è poco da dire: è roba che si è già commentata da sola… – cerchiamo di stare sulle cifre: 140 miliardi di euro dal terremoto del Belice a oggi, senza contare il terremoto in Abruzzo, con la ricostruzione della sola Aquila che “costerebbe” 10 miliardi e mezzo di euro. Sono cifre enormi, ovviamente enormi, quelle che girano quando c’è da rimettere in piedi interi paesi e città.

Ovviamente la criminalità organizzata, che non da ieri trova in Abruzzo un terreno fertile per le proprie infiltrazioni, non sta a guardare. Su AbruzzoWeb si leggeva un paio di giorni fa che:

L’AQUILA – La procura distrettuale antimafia dell’Aquila, rafforzata da magistrati della direzione nazionale, alza ulteriormente il tiro contro il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel “cratere” sismico, dove insiste il cantiere più grande d’Europa, in quanto tale appetito dalle organizzazioni malavitose. In particolare, nella zona colpita dal terremoto sono state scoperte tracce evidenti della presenza di imprese che sarebbero legate alla camorra e alla ‘ndrangheta. Non si conoscono ancora, però, identità e numero della imprese, visto che sulle indagini c’è il massimo riserbo.

E qui dobbiamo tirare tre fili per dividere una vicenda altrimenti troppo complessa. E separare quanto riguarda gli appalti del G8 e della ricostruzione, quanto quelli solo della ricostruzione – cioè il quote qui sopra – e la situazione attuale degli abitanti all’Aquila.

Partiamo da quest’ultima parte. Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 25 settembre scorso, un’analisi molto amara di Giuseppe Iacovazzo mostra un punto di vista su l’Aquila diverso da quello che vedete su tg delle maggiori reti nazionali.

Deprimente spettacolo di facce toste che senza ombra di vergogna vengono a spiegarci in tv per quali squallide ragioni fanno il più volgare salto della quaglia. Chi volete che pensi al terremoto e ai poveri aquilani ancora baraccati, alle soglie dell’inverno, sotto il Gran Sasso (…) L’Aquila lontana e sola.

“Il silenzio non mi fa paura. Mi fa paura la città che muore”, confessa l’unico aquilano rimasto a vivere nel centro storico. Si chiama Raffaele Colapietra, 80 anni, una vita a insegnare storia all’Università di Salerno. Testimone chiave nel libro “Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe”, autore Francesco Erbani, edizioni Laterza. Un panorama desolante. Sono andate via 45 mila persone dalla città in rovina. Negli alberghi sulla costa i vecchi aspettano il ritorno a casa che tarda. I quartieri prefabbricati deturpano la valle e le montagne vicine. “La cricca” aveva progettato affari la notte stessa di quel tragico 6 aprile, mentre ancora fumavano le macerie.

Vive in una casa a pianoterra l’indomito professore. “Per cacciarmi hanno minacciato di usare la forza. Sono venuti quelli della Protezione civile e i Vigili del fuoco. Un giorno mi hanno mandato anche uno psicologo”. Volevano farlo passare per matto. Da buon storico ricorda il terremoto che devastò L’Aquila nel lontano 1703. “Ma la città non fu sgomberata. Una baracca ospitava il Comune, e là fu eletto il nuovo sindaco, essendo morto sotto le macerie il suo predecessore”. Ora la città è diventata un set visitabile, una Pompei turistica. Vengono ad ammirare il miracolo delle new town arredate da stilisti alla moda

E con questo direi che abbiamo dipinto un efficace quadro della situazione attuale de L’Aquila: se volete qualche immagine del centro storico, sul sito 6aprile c’è una gallery di immagini. Passiamo al secondo punto, ovvero la questione appalti. Quelli della “cricca”, in cui c’erano di mezzo Verdini, Balducci, Anemone, quell’inchiesta in cui saltò fuori il nome di Guido Bertolaso.

Dobbiamo tornare al febbraio scorso. Un pezzo di Paolo Berizzi di Repubblica ci offre un quadro impietoso della situazione:

FIRENZE – I verbali smentiscono Gianni Letta: chi rideva del terremoto, all’Aquila ha fatto affari. Altro che “non hanno mai messo piede a l’Aquila” e “non hanno avuto né avranno un euro di lavori”, come aveva assicurato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. A smascherare gli imprenditori che come avvoltoi – a cadaveri ancora caldi – si sono avventati sulla ricostruzione post-terremoto, ci sono ora le intercettazioni. Sono gli stessi costruttori al centro dell’inchiesta fiorentina su appalti e favori per il G8 (…) La strada per il Consorzio – stando ai verbali – si fa in discesa a partire dal 14 maggio, quando Gianni Letta incontra Riccardo Fusi, imprenditore in strettissimi rapporti con Denis Verdini (il coordinatore del Pdl indagato per corruzione). Gli appalti per il Consorzio arrivano: tra i 10 e i 12 milioni di euro. Oltre alla messa in sicurezza della sede della Cassa di risparmio della Provincia dell’Aquila e del Palazzo Branconi Farinosi, Fusi e soci hanno avuto l’appalto per la realizzazione della scuola media Carducci, pari a 7,3 milioni. 22 luglio 2009: sms di Libero Fracassi, direttore tecnico del Federico II, a Fusi: “Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni. È il primo, gli altri a breve. Ferie all’Aquila”

E con questo, se volete rileggervi anche tutto quanto scritto su Guido Bertolaso, direi che ci siamo. Quello che si intuisce da lontano, a non stare sul territorio, è che in Abruzzo c’è una situazione a macchia di leopardo, con alcuni paesi tornati a vivere, e altre zone completamente abbandonate, come il centro storico de L’Aquila, e su tutto a gravare l’ombra della corruzione e degli appalti della cricca. Più che sui media mainstream, vi consiglio di leggervi qualcuno dei blog locali segnalati qui sopra, credo offrano un quadro più sincero della vicenda.

Foto | Flickr