Dal Festival di Internazionale a Ferrara: Uno spettro si aggira per l’Europa, i musulmani europei e le guerre di identità

Un po’ a causa dell’istinto naturale al timore per l’ignoto, per l’altro, un po’ per una sempre meno latente ignoranza diffusa, un po’ anche per la sempre più programmatica ed efficace distorsione della realtà da parte dei mezzi di comunicazione, sta di fatto che in Europa da qualche anno – e lo dimostra la crescita

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Un po’ a causa dell’istinto naturale al timore per l’ignoto, per l’altro, un po’ per una sempre meno latente ignoranza diffusa, un po’ anche per la sempre più programmatica ed efficace distorsione della realtà da parte dei mezzi di comunicazione, sta di fatto che in Europa da qualche anno – e lo dimostra la crescita costante dei partiti xenofobi – si è diffusa e si ben radicata oramai la paura, oserei direi quasi il terrore verso l’Islam e verso i musulmani.

Siano essi ospiti, siano essi cittadini, siano essi musulmani convertiti, la paura è sempre la stessa e viene cavalcata da gran parte dell’attuale scenario politico, e non solo da destra, è la paura dell’Islamizzazione dell’Europa e con essa della decadenza, lenta o rapida che sia, dei valori chiave su cui fondiamo il nostro vivere civile, vale a dire la laicità – intesa come netta separazione tra stato e religione – e la tutela della libertà individuale.

Ma è questa presunta Islamizzazione è davvero un pericolo? E’ davvero una dinamica che, presto o tardi, innescherà il suo irrimediabile processo? Sul palco del Teatro Comunale di Ferrara, davanti ad un pubblico numeroso – altrettanto è rimasto fuori ad assistere dal maxischermo – ne hanno discusso a lungo Tariq Ramadam, il maggiore islamologo europeo, Ian Buruma, giornalista olandese, e Olivier Roy politologo francese.

Ne è emerso un quadro ovviamente complesso e molto stimolante, un quadro la cui soluzione però non è propriamente a portata di mano, almeno non per un dibattito di un paio d’ore. Anche perché una vera soluzione a alla questione sarà solo il tempo a definirla, e purtroppo dipenderà dal destino e dalle pieghe della crisi economica e di valori che sta investendo l’Europa, una crisi di cui ancora non vediamo la fine.

di Andrea Coccia