Dal Festival di Internazionale a Ferrara: Israele/Palestina, la pace impossibile

Per i lettori di Internazionale e per i frequentatori abituali del festival di Ferrara, Amira Hass non ha certo bisogno di presentazioni: giornalista israeliana, ebrea – e la specificazione non è pleonastica – l’unica tra i suoi colleghi a vivere nei territori occupati, a Ramallah, reporter di Haretz e da anni collaboratrice di Internazionale, ma

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Per i lettori di Internazionale e per i frequentatori abituali del festival di Ferrara, Amira Hass non ha certo bisogno di presentazioni: giornalista israeliana, ebrea – e la specificazione non è pleonastica – l’unica tra i suoi colleghi a vivere nei territori occupati, a Ramallah, reporter di Haretz e da anni collaboratrice di Internazionale, ma soprattutto violenta, puntualissima e instancabile critica sia della politica israeliana di occupazione sia dell’establishment di potere palestinese.

Ed è proprio questa sua onestà intellettuale, questa sua instancabile fedeltà ad un’etica che le impone di raccontare il mondo dalla parte dei più deboli che fa di Amira Hass una delle voci giornalistiche più interessanti del Medioriente – la presenza tra il pubblico di un attento Robert Fisk forse lo può testimoniare – un punto di vista prezioso per il pubblico italiano, ma non solo, per riuscire a scavalcare quella barriera di banalità e di luoghi comuni, inutili e spesso dannosi, che le televisioni e i giornali di mezzo mondo ci propinano ogni giorno.

Amira ha una voce potente, tanto che verrebbe da pensare che, anche senza i due altoparlanti megalitici che la moltiplicano in potenza, essa possa autonomamente raggiungere ognuno dei presenti che affollano la piazza Municipale di Ferrara, gremita per l’occasione da un pubblico numeroso, attento, curioso.

E, più che i discorsi di Amira Hass, che rievocano dolorosamente la faticosa e terrorizzante quotidianità della popolazione palestinese, sottoposta ad un vero e proprio regime di terrorismo da parte delle truppe di occupazione israeliane, è proprio il pubblico, io credo, il dato più importante, l’elemento da sottolineare della serata, quella marea oscillante di uomini, donne, ragazzi e anziani, la maggior parte dei quali sfida la fresca serata ferrarese in piedi, con gli occhi fissi e attenti, quasi magnetizzati dal racconto della Hass che prosegue incessante per quasi un’ora e mezza.

E’ negli occhi di tutta quella gente, del brulicante e numeroso popolo del festival, che si leggono le pagine migliori di questa tre giorni estense: occhi che fissano più in là degli oratori, occhi che, seguendo i racconti di Amira, percorrono istantaneamente il paio di migliaia di chilometri che ci dividono dai territori occupati e vivono, quasi sulla loro pelle, le ingiustizie e i soprusi che per i palestinesi sono la quotidianità da anni; occhi che, si spera, non dimenticheranno mai questo momento.

di Andrea Coccia