Dal Festival di Internazionale: Dietro le quinte del regime

Tra i tanti paradossi che infarciscono la quotidiana dose di informazioni di cui ci nutriamo, attraverso i giornali, i periodici o i blog, ce n’è uno che riguarda la Corea del Nord, è un paradosso molto semplice e, a ben vedere, molto comune nel mondo occidentale; la Corea del Nord è infatti un paese di

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Tra i tanti paradossi che infarciscono la quotidiana dose di informazioni di cui ci nutriamo, attraverso i giornali, i periodici o i blog, ce n’è uno che riguarda la Corea del Nord, è un paradosso molto semplice e, a ben vedere, molto comune nel mondo occidentale; la Corea del Nord è infatti un paese di cui sentiamo parlare relativamente spesso, ma di cui, in fondo, sappiamo molto poco, e quel poco che sappiamo non è aderente alla realtà.

Ma se molti altri paesi e realtà sono investite dal medesimo paradosso per esclusiva responsabilità nostra – vale a dire del nostro giornalismo che si accontenta di restare nei binari morti dei luoghi comuni e del nostro pubblico che si accontenta di tali luoghi comuni – nel caso della Corea del Nord questo paradosso si alimenta da entrambe le direzioni, perché la Corea del Nord è un paese nascosto nell’ombra, o meglio, è un paese che si autocela dietro un velo dal resto del mondo.

Pochissimi sono infatti i dati che ci arrivano dal governo di Pyongyang, il cui ultimo censimento – nel 2008 – segue un silenzio durato praticamente 15 anni. Era infatti dal 1993, in concomitanza con l’inizio di una drammatica crisi economica che ha flagellato il paese per un decennio, che da Pyongyang non arrivavano dati aggiornati.

Eppure l’assoluta opacità del regime nordcoreano non può essere sufficiente a giustificare la serie di falsi miti di cui l’occidente si nutre quando parla di Corea del Nord, primo tra tutti quello che considera la dittatura militare di Kim Jong-il una dittatura di stampo comunista, paragonata dai più al regime stalinista. Ma la realtà è un’altra, il regime di Pyongyang difatti assomiglia molto di più a quello che fu l’Impero giapponese piuttosto che alle varie declinazioni del totalitarismo europeo, dal nazifascismo fino al comunismo.

Ma le inesattezze e i falsi miti su cui fondiamo la nostra supposta conoscenza della Corea del nord non si limitano a questo, e trovano, almeno in parte, la ragione della propria molteplicità e profondità anche dalla nostra comprensibile difficoltà a descrivere una società così lontana dalla nostra, una società basata su una pretesa superiorità razziale e su un legame tra il leader e la gente che non è esatto definire paternalista, ma che anzi, sarebbe meglio definire familiare.

La complessità della Corea del Nord, insomma, rimane ancora integra in tutta la sua compattezza e chissà se nel futuro prossimo, grazie al preannunciato cambio al vertice del regime, qualcosa cambierà.

di Andrea Coccia

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