Ore 12 – Berlusconi, più forte o più debole?

Domani si vedrà. Ma oggi Silvio Berlusconi, dopo la due giorni “horribilis” (fra Camera e Senato), può tirare un sospiro di sollievo. Il premier fa proprio l’aforisma di Giulio Andreotti: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia” e prova a ripartire, tentando il rilancio del governo di legislatura. Berlusconi ha voluto da Fini la

Domani si vedrà. Ma oggi Silvio Berlusconi, dopo la due giorni “horribilis” (fra Camera e Senato), può tirare un sospiro di sollievo.

Il premier fa proprio l’aforisma di Giulio Andreotti: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia” e prova a ripartire, tentando il rilancio del governo di legislatura.

Berlusconi ha voluto da Fini la tregua, ottenuta grazie al (dolorosissimo) riconoscimento politico di Futuro e Libertà, nuova, indispensabile “terza gamba” della coalizione. Adesso il capo del Governo parla di maggioranza “più ampia e articolata”, e i numeri dicono che è così.

Ma il riconoscimento della “terza gamba” sancisce il fallimento del Pdl (perla del Cavaliere) e il mancato traguardo dell’autosufficienza pesa come una gravissima sconfitta sul premier, aprendo prospettive tutt’altro che stabili.

Ha ragione Vittorio Feltri che scrive sul Giornale: “Berlusconi e Fini condannati a stare insieme”. Il primo è stato costretto a un passo più “dimesso”, senza sparate, più dialogante e realista, pena il ko immediato. Il secondo a non tentare il colpo di mano del “no” alla fiducia al governo, certo dei rischi di un voto anticipato con un partito ancora di fatto inesistente.

Ma entrambi sanno di camminare sulle uova. E’ Bossi a tradurre: “Al primo sbaglio si vota”. E, davanti, ce ne sono di bucce di banane.

In effetti il premier procederà su un terreno minato: arriverà la prova della legge elettorale, prima quella della giustizia, prima ancora quella del voto di sfiducia sulla sua posizione di ministro ad interim allo Sviluppo. Quindi, un governo debolissimo, ostaggio di Fini e di una manciata di centristi siciliani, con la Lega che scalpita.

Tattica e guerra di posizione si mischiano. Dopo il violentissimo corpo a corpo delle ultime settimane, né Berlusconi né Fini si ritireranno nei loro accampamenti. La tregua reggerà fino a che uno dei due sarà pronto a sferrare un nuovo, decisivo, attacco contro l’altro nella logica che l’avversario non va sconfitto, ma eliminato.

Il pallino è e resta in mano a Berlusconi, che rischia però di diventare sempre più un autocrate impotente. Chamberlaine e Chirac avevano in Churchill e Sarkozy due nemici, politici e personali; ma mai si sarebbero sognati di chiederne l’espulsione per tradimento. E di perseguirne poi l’eliminazione politica o l’assassinio mediatico.

Questo Berlusconi voleva di Fini. E il Cavaliere non è uno che certe cose se le dimentica. Nemmeno Fini. Tutto qui.

Presto sarà di nuovo caos. Intanto, navigazione a vista per il Governo e liti per la maggioranza. E per il Paese? Non cambierà niente, resterà in brache di tela. Poi, in primavera, il voto.