Delitto di Perugia, a poche ore dalla chiusura delle indagini i genitori di Amanda Knox attaccano polizia e magistratura italiani

Tra poche ore l’inchiesta del delitto di Meredith Kercher sarà formalmente chiusa. Si parla di al massimo pochi giorni, nei quali verranno ultimati gli atti dalla polizia, coordinata da Giuliano Mignini. Non si profilano grosse novità da qui alla chiusura delle indagini, si parla di una conferma per gli imputati che si trovano già in

di dario


Tra poche ore l’inchiesta del delitto di Meredith Kercher sarà formalmente chiusa. Si parla di al massimo pochi giorni, nei quali verranno ultimati gli atti dalla polizia, coordinata da Giuliano Mignini.

Non si profilano grosse novità da qui alla chiusura delle indagini, si parla di una conferma per gli imputati che si trovano già in carcere, che si continuano a dichiarare innocenti: la coinquilina Amanda Knox, il suo fidanzato Raffaele Sollecito e Rudy Herman Guede. Mentre per i fidanzatini l’accusa sarà quella di omicidio, forse per Guede sarà differente. Definitivamente scagionato Patrick Diya Lumumba, inizialmente accusato da Amanda di essere stato l’autore materiale dell’omicidio.

Proprio sull’interrogatorio di 9 ore subito da Amanda e sullo svolgimento delle indagini successivo si sono espressi recentemente i genitori della Knox, Edda e Curt, oggi divorziati e ambedue risposati, che dalle pagine del Sunday Times lanciano pesanti accuse nei confronti di polizia e magistratura italiane.

Tra l’altro, dicono che contro la figlia e il fidanzato non c’è alcuna prova, lasciandosi intendere più propensi a credere nella colpevolezza di Rudy Guede, e che al posto di indagare correttamente è stato preferito creare una montatura mediatica a base di sesso e droga, lontana anni luce dal reale carattere della figlia, mite e studiosa, che mai avrebbe fatto nulla del genere.

Una volta emersa la realtà dei fatti, dice Curt Knox, la magistratura non è tornata indietro perché chiedere scusa e riconoscere i propri errori richiede umiltà.

Pesanti anche le accuse che riguardano gli interrogatori di Amanda. I genitori accusano la polizia di averle usato violenze fisiche e verbali, di averla tenuta nove ore senza mangiare né bere, percuotendola con schiaffi dietro la testa almeno due volte, di non averle affiancato un traduttore professionista e di averle dunque estorto la confessione, approfittando della confusione mentale e della paura della ragazza. Da quello che dicono, inoltre, il nome di Lumumba lo fecero loro, e la ragazza in seguito lo accusò dell’omicidio in stato confusionale.

Edda solleva preoccupazione anche per il fatto che il magistrato che segue il caso sarà presto processato per atti illeciti per un altro caso, e fa notare come contro la figlia l’unica prova sia una traccia di dna su un coltello, che è normalissimo che vi fosse perché frequentava la cucina.

Smentite, infine, dalla padrona della casa del delitto le voci che la volevano in procinto di venderla.

Via | Il Tempo, Il Messaggero

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