9 maggio 1978: 35 anni fa morivano Aldo Moro e Peppino Impastato

Due figure diversissime, accomunate dalla tragica fine nello stesso giorno e dagli aspetti ancora da chiarire nelle vicende giudiziarie

di guido

Sono passati 35 anni dal ritrovamento, in via Caetani a Roma, della Renault 4 con all’interno il corpo di Aldo Moro, rapito 55 giorni prima dalle Brigate Rosse. Una tragedia che ha segnato la storia italiana, ma che ha fatto passare in secondo piano un altro evento drammatico avvenuto quello stesso giorno: il ritrovamento, a Cinisi, del cadavere di Peppino Impastato, vittima della mafia.

C’è voluto tempo prima che fossero chiarite le circostante della morte dell’attivista siciliano: la stampa e le autorità parlarono di suicidio mentre tentava di far saltare i binari della ferrovia (come accaduto anni prima a Giangiacomo Feltrinelli), credendo quindi alla messinscena dei suoi sicari. Solo più tardi si chiarì che Impastato era stato ucciso, e solo nel 2002 il boss Gaetano Badalamenti è stato riconosciuto colpevole come mandante e condannato all’ergastolo.

Due figure, quelle di Impastato e Moro, diversissime per idee ed estrazione, ma accomunate per qualche strano scherzo del destino da una morte tragica avvenuta lo stesso giorno, e per mano delle due organizzazioni eversive più pericolose di quegli anni (e non solo), la mafia e le Brigate Rosse. Ma, oltre alla data della morte, c’è altro ad accomunare Moro e Impastato, ovvero gli aspetti poco chiari nella ricerca della verità.

Sia il delitto Moro che l’omicidio di Impastato sono stati oggetto di processi che hanno individuato i colpevoli all’interno di BR e Cosa Nostra, ma altri aspetti sono tutt’altro che chiariti, e in entrambi i casi si parla di una convergenza di interessi tra le organizzazioni criminali e altri poteri, vicini alla politica.

Per quanto riguarda Aldo Moro, i livelli da chiarire sono ancora tantissimi: a partire dalle motivazioni che hanno spinto i brigatisti a intraprendere un’azione così audace e clamorosa, per arrivare ai retroscena della trattativa per liberare lo statista e al possibile coinvolgimento di apparati dello Stato e della politica nelle fasi finali del rapimento. Ma anche nel caso di Impastato c’è il sospetto che la mafia non abbia agito da sola: le modalità dell’assassinio sono diversissime da quelle abituali di Cosa Nostra, e quando è stato ucciso Impastato era in campagna elettorale, candidato alle elezioni comunali di Cinisi con Democrazia Proletaria.

Non è un mistero che con il suo impegno sociale, e soprattutto con le trasmissioni di Radio Aut, Impastato desse fastidio non solo agli affari di Badalamenti ma anche al potere politico locale, e ancora oggi Attilio Bolzoni parla di “convergenze di interessi”, che spiegherebbero il perché di un’azione paramilitare così diversa dagli altri attentati mafiosi.

Foto © Getty Images

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