Convenzione per le riforme: Silvio Berlusconi la stronca

Per il Cavaliere le riforme spettano al Parlamento

di guido

È durato il breve volgere di una settimana l’idea suggestiva di una Convenzione per le riforme, incaricata di ridisegnare l’architettura istituzionale del Paese. E ad affossarla è stato oggi Silvio Berlusconi – che d’altronde aveva già fatto lo stesso 15 anni fa con la Bicamerale di D’Alema. Il Cavaliere è passato da un entusiastico sostegno all’idea, a una bocciatura senza appello. In questo repentino cambio di opinione gioca sicuramente un peso l’aspirazione, frustrata, di diventare il presidente della Convenzione.

Già dall’esordio della proposta (e ancora prima, quando si trattava solo di un chiacchiericcio) Berlusconi aveva lanciato e fatto lanciare dai suoi l’idea di poter diventare il presidente della Convenzione per le riforme, un ruolo che lo avrebbe elevato al rango di “padre costituente”. Ma, come era prevedibile, davanti a questa ipotesi si è alzato il fuoco di sbarramento da parte della sinistra e del Pd, che in questi giorni è stato disposto a ingoiare qualsiasi rospo, ma davanti a un incarico così importante per il Cavaliere ha detto no.

E così oggi, intervistato da Mattino 5, ha bocciato senza appello l’idea, ricordando che “le riforme le fa il Parlamento”. Ossia la stessa obiezione che in questi giorni è stata avanzata da chi, soprattutto a sinistra, giudicava l’idea della Convenzione ai limiti della costituzionalità (Stefano Rodotà e Diego Novelli, tra gli altri). Spiega il Cavaliere:

Una Convenzione, che non è prevista dalla nostra Costituzione, richiederebbe dei tempi di approvazione che non farebbero altro che allungare il percorso per il cambiamento

Berlusconi ha poi enunciato una serie di riforme a suo avviso urgenti, e ha ricordato che l’idea della Convenzione per come è stata presentata dal premier Letta alle Camere, era già stata avanzata da Pierluigi Bersani durante le consultazioni, poi andate a vuoto, per la formazione di un governo del Pd.

E sulla proposta che sia lui a guidare la Convenzione dice, “era una battuta”:

Ho visto tutte le critiche mosse alla mia persona sull’eventualità della mia presidenza della Convenzione. Ma io l’ho buttata lì, era una battuta, scherzavo con i giornalisti. Ma scherzi a parte io nel ’94 sono stato il primo a parlare della necessità di riformare la Costituzione e ho le idee chiare. Abbiamo anche già una proposta di legge depositata in Parlamento

Il fatto curioso è che, negli stessi minuti, ospite della stessa trasmissione, il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello difendeva la Convenzione e diceva di essere pronto a superare i possibili ostacoli burocratici alla sua formazione.

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