Ezzedine Sebai, il serial killer delle vecchiette: revisione del processo per i tre condannati in precedenza

La Cassazione ha stabilito che dovranno essere riviste le posizioni di tre delle persone ingiustamente condannate per omicidi poi confessati dal serial killer delle vecchiette Ezzedine Sebai.


E’ tempo di revisione del processo per tre delle persone condannate in via definitiva per omicidi poi confessati dal 48enne tunisino Ben Mohamed Ezzedine Sebai, il serial killer che ha ammesso di aver ucciso 14 donne anziane in Puglia tra il 1995 e il 1997.

Lo ha stabilito la Cassazione, affidando l’incarico alla Corte d’Appello di Potenza. Le posizioni da rivedere sono quelle di Vincenzo Faiuolo, Giuseppe Tinelli e Davide Nardelli. Il primo è stato condannato a 25 anni di carcere – ne ha già scontati 15 – per l’omicidio di Pasqua Ludovico, l’anziana uccisa a Castellaneta il 14 maggio 1997.

Gli altri due sono stati condannati per aver ucciso, il 13 agosto 1995 a Palagiano, l’anziana Celeste Commesatti. Nardelli è già stato rilasciato dopo aver scontato 7 anni di carcere, mentre Tinelli è ancora dentro: lui era stato condannato all’ergastolo in quanto ritenuto responsabile anche di un altro omicidio, quello di Maria Valente, uccisa a Palagiano il 29 luglio 1997.

Di questi ultimi due casi si occuperà la sezione per i minorenni, in quanto né Nardelli né Tinelli avevano compiuto 18 anni quando furono accusati di quei delitti. Questo il commento di Claudio Defilippi, l’avvocato che ha presentato i ricorsi:

Dopo le decisioni della Cassazione si faccia la revisione dei processi, si fermi il ping-pong giudiziario che va avanti ormai da cinque anni e si sospenda la pena nei confronti dei due detenuti. Da cinque anni chiedo un provvedimento umanitario che oggi reclamo con ancora più forza dopo le decisioni univoche della Suprema Corte.

Maggiori dettagli su Ezzedine Sebai ci vengono forniti oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno:

Sebai è considerato un vero fenomeno da antologia criminale. Il tunisino fu arrestato a Palagianello, il 16 settembre del 1997 poco dopo aver ucciso la 75enne Lucia Nico. Il tunisino fu bloccato da un coraggioso finanziere e riconosciuto da mezzo paese. Sempre in zona, fra i binari e una casupola per attrezzi, furono rinvenuti un borsone bianco contenente vestiti macchiati di sangue e più in là, nelle travette, un coltello anch’es so insanguinato. Lui, Sebai, fumava e simulava sicurezza. Anche quando lo misero alle strette, perfino quando gli contestarono una serie di bugie sul suo nome. Scavando nel suo passato, collegando i suoi movimenti con la scia di sangue che stava terrorizzando le anziane donne pugliesi, si fece strada la pista più inquietante: l’extracomunitario poteva essere il «collezionista» assassino tanto temuto.

Per gli omicidi poi confessati dal tunisino, è doveroso ricordarlo, furono condannate anche altre persone: Francesco Orlandi e Cosimo Montemurro sono già tornati in libertà, mentre Vincenzo Donvito, condannato per l’omicidio di Celeste Commesatti, si è tolto la vita in carcere nel luglio 2005.

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