Giornalista italiano scomparso, Bonino: “La Siria non risponde, segnale negativo”

Diventa sempre più probabile che a Domenico Quirico, inviato del giornale La Stampa, sia successo qualcosa di brutto durante il suo viaggio in Siria.

Diventa sempre più probabile che a Domenico Quirico, inviato del giornale La Stampa, sia successo qualcosa di brutto durante il suo viaggio in Siria. Anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, si sta convincendo di questa eventualità: “Il fatto che non ci sia stata nessuna reazione da Damasco alla notizia resa pubblica della scomparsa di Quirico non mi sembra un elemento molto positivo. Non è certo un segnale positivo”.

Di Quirico si sono perse le tracce quasi un mese fa, lo scorso 10 aprile, pochi giorni dopo il suo ingresso in un Paese, la Siria, in preda alla guerra civile.Di Quirico si sono perse le tracce quasi un mese fa, lo scorso 10 aprile, pochi giorni dopo il suo ingresso in un Paese, la Siria, in preda alla guerra civile. La procura di Roma ha già aperto un fascicolo con il reato ipotizzato di sequestro di persona con finalità di terrorismo. Anche se al momento non sono arrivate rivendicazioni da nessun gruppo armato. Il ministro ha fatto sapere che il caso Quirico continua a essere seguito “con grandissima attenzione dall’unità di crisi della Farnesina”.

Emma Bonino, che è a Londra per un vertice sulla Somalia, ha commentato la situazione politica in Siria, escludendo che ci possa essere un intervento armato da parte di terzi. “Nell’immediato escludo soluzioni di forza. L’unica via d’uscita dalla crisi è la diplomazia. La situazione purtroppo è drammaticamente insopportabile. E’ meglio non fare ulteriori danni”.

La posizione italiana “verrà decisa ufficialmente sabato e domenica durante il seminario convocato dal premier Enrico Letta con tutti i ministri. Mi auguro che in quella sede si consolidi una linea unitaria del governo italiano. Spero che la posizione sia omogenea anche a livello di Europa: stiamo infatti vivendo lo stesso dibattito che c’è stato in passato con Sarajevo e la Bosnia. Mi auguro che l’Europa abbia imparato la lezione e parli con una voce sola”.

Foto | © Getty Images

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