Ore 12- Nel governo “ombra” del Pd l’ombra del “capotavola” D’Alema

Detto e fatto. Dopo lo smacco del 14 aprile (e successivo ko del Campidoglio) Walter Veltroni ha mantenuto la parola varando il governo “ombra” del Partito democratico. Che però non pare abbia riscosso grandi accoglienze. Specie alla base, tramortita ancora per il risultato elettorale che ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi e Roma alle destre. Lo

Detto e fatto. Dopo lo smacco del 14 aprile (e successivo ko del Campidoglio) Walter Veltroni ha mantenuto la parola varando il governo “ombra” del Partito democratico.

Che però non pare abbia riscosso grandi accoglienze. Specie alla base, tramortita ancora per il risultato elettorale che ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi e Roma alle destre. Lo scetticismo che alligna nel Pd è anche dovuto alla precedenza esperienza di Achille Occhetto che nel 1989 costituì il suo governo “ombra”. Di fatto fu un excamotage deludente che venne subito accantonato, travolto dal fallimento più totale.

In Italia, a differenza di altri Paesi (come la Gran Bretagna), il governo “ombra” non ha un ruolo istituzionale e quindi non riesce ad operare, quanto meno ad avere un ruolo incisivo. Resta il fatto che, governo “ombra” o no, il Pd, dall’opposizione, riveste, (se è in sintonia con il Paese e se fa proposte concrete incalzando il governo) un ruolo fondamentale. Opposizione che però non sarà monopolizzata dal Pd, né in Parlamento né nel Paese.

Comunque Veltroni ci prova, se non altro per riprendere fiato e per assicurarsi una buona copertura mediatica, che male non fa. Forse Walter nella parte del premier “virtuale”ci mette anche troppa enfasi. Domanda: “Questa sarebbe stata la squadra di governo se il Pd vinceva?”. Risposta del segretario Pd: “Sì, il grosso delle forze è il meglio delle nostre capacità di governo”. Certo. Giù il cappello, ci sono Bersani, Letta, Fassino. Poi Matteo Colaninno. E Andrea Martella, Alfonso Andria, Lanfranco Tenaglia chi sono?

E D’Alema? D’Alema pensa ad altro, ha declinato l’invito di Walter di far parte del governo “ombra”. Massimo e Walter non si sono incontrati nemmeno nel commiato di Prodi. Il dissenso è oramai evidente L’ex ministro degli Esteri vuole avere mano libera. Per spostare la linea del Pd (riaprire il capitolo delle alleanze, specie con la sinistra dei “tre milioni di voti”, consolidare la cultura riformista, radicare il partito nel territorio) e prepararsi alla battaglia interna che, giurano al loft, “ci sarà”.

Veltroni ieri ha negato la sconfitta elettorale: “Abbiamo recuperato 12 punti, non abbiamo perso”. Esattamente l’opposto dell’analisi fatta dal leader “Maximo” i cui supporters ironizzano: “Veltroni è in preda alla sindrome del poker. Più perdi, più devi rilanciare”. Chi non ricorda la sferzante stoccata di D’Alema: “Capotavola è dove mi siedo io”? Walter: aggiungi un posto a tavola! Se puoi.