Il serial killer Gianfranco Stevanin si sente pronto a lasciare il carcere

Il Corriere del Veneto ha intervistato il serial killer di prostitute Gianfranco Stevanin, condannato all’ergastolo ed ora pronto a lasciare il carcere grazie ai primi permessi premio.


Gianfranco Stevanin, il serial killer di prostitute condannato in via definitiva all’ergastolo per i sei omicidi commessi tra il 1989 e il 1994, afferma di essere cambiato e di essere pronto per lasciare il carcere di Opera grazie ai permessi premio che dovrebbero arrivare quanto prima.

L’uomo, ora 51enne, si è confessato in uno scambio epistolare con il Corriere del Veneto ed ha parlato del suo futuro e, soprattutto, del suo passato, di quelle donne violentate, uccise e fatte a pezzi:

Nonostante sia passato un bel po’ di tempo, io ci penso eccome alle ragazze decedute. Nei miei ricordi però quelle ragazze sono vive, ed è così che vorrei continuare a ricordarle. […] Dal momento che gli inquirenti dicono che ho commesso quei fatti – devo dire così poiché di quei fatti io non ho mai avuto il ricordo – è ovvio che mi debba sentire responsabile. Ora però sono io a farle una domanda: quanto mi dovrei sentire responsabile se sapessi che in quei momenti non ero cosciente di ciò che facevo?


Stefanin, ne abbiamo parlato in passato, in un primo momento confessò quei delitti, poi sostenne di non essere cosciente in quei momenti. La questione è stata affrontata anche in quest’ultima intervista:

Naturalmente non posso pretendere che mi si creda solo sulla parola quando dico che, se fossi stato cosciente, quei fatti non sarebbero avvenuti. Ripercorrendo quanto accaduto, però, varie cose farebbero pensare, in modo abbastanza inequivocabile, all’operato di qualcuno che non è in sé… Immagini, solo come ipotesi, che qualcuno potesse dimostrare che ero inconsapevole. Pensa che in tal caso mi si potrebbe mettere all’indice come colpevole? Ma allora, sapendo che il dubbio esiste, non crede che si sia puntato il dito su di me con troppa facilità?

Ora il serial killer è in procinto di richiedere i primi permessi premio che gli permetteranno di lasciare, anche se per brevi periodi, il carcere di Opera. Sta solo aspettando che maturino i requisiti necessari:

Quando potrò uscire la prima cosa che farò, se possibile, sarà una passeggiata immerso nella natura, in aperta campagna. Voglio potermi guardare attorno vedendo solo il verde della natura e non sbarre o cemento. […] Volendo citare solo le cose più importanti, oltre al contatto con la natura mi mancano gli affetti, le amicizie vere e l’essere attorniato da persone tranquille che abbiano repulsione per la violenza e amino i “veri” valori. Non sto facendo retorica, ciò che ho appena detto lo penso veramente. Tutto il resto passa in secondo piano…

Potete leggere l’intera intervista a questo indirizzo. A voi i commenti.

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