Milano? E’ la nuova capitale della ‘ndrangheta

Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia, ha confermato che Milano è la vera capitale della ndrangheta: potete leggere tutte le sue dichiarazioni sul Messaggero, ma non è lì che voglio arrivare. A Milano infatti magari la mafia, la piovra, quella da commissario Cattani per capirci, non c’è più, mentre prolifera coma una oscena escrescenza cancerosa

Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia, ha confermato che Milano è la vera capitale della ndrangheta: potete leggere tutte le sue dichiarazioni sul Messaggero, ma non è lì che voglio arrivare. A Milano infatti magari la mafia, la piovra, quella da commissario Cattani per capirci, non c’è più, mentre prolifera coma una oscena escrescenza cancerosa la simpatica ndrangheta. Come nel caso dell’ortomercato, di cui qui sotto potete leggere un pezzo relativo ad un blitz di qualche tempo fa:

la mafia, quella vera, a Milano c’è ancora. C’è la ‘ndrangheta, per la precisione. Un’indagine condotta dalla questura milanese, in collaborazione con le polizie di mezzo mondo, ha portato all’arresto di venti persone legate, secondo la tesi degli inquirenti, al clan calabrese dei Morabito – Bruzzantini – Palamara e al sequestro di 250 chili di cocaina. L’organizzazione messa in piedi dalla malavita calabrese aveva lo scopo di riciclare il denaro derivante dallo spaccio di stupefacenti, tramite cooperative orbitanti attorno all’Ortomercato milanese

Il fatto è uno solo: ovvero la maniera più sotterranea con cui le organizzazioni criminali riescono ad agire nel Nord Italia, inserendosi in un tessuto sociale dove magari non muori in ospedale per malasanità – ma la vicenda della S. Rita qualche dubbio l’ha fatto venire a tutti – ed è molto più proficuo fare affari in borsa, o nel mercato immobiliare, che mettersi a sparacchiare per strada al boss rivale:

Abitualmente non si pensa al Nord Italia come vittima della criminalità organizzata, eppure le cose non stanno proprio così: puoi darci qualche elemento di comprensione in più?
Le organizzazioni mafiose sono presenti e solide nel Nord Italia da decenni, soprattutto in Lombardia e Piemonte. Le analisi più recenti della Direzione nazionale antimafia segnalano consistenti presenze mafiose in Liguria, Valle d’Aosta e persino in Trentino-Alto Adige. A Milano, per esempio, l’arrivo di Cosa nostra risale agli anni Cinquanta, quando si stabilì in città Giuseppe Doto detto Joe Adonis, mafioso espulso dagli Stati Uniti. Luciano Liggio, il capostipite dei Corleonesi, abitava stabilmente a Milano quando fu arrestato nel 1974. E pochi ricordano che nel 1983 fu la ‘ndrangheta piemontese a uccidere il procuratore capo di Torino Bruno Caccia. Il consolidamento delle organizzazioni mafiose è avvenuto in parallelo con le grandi ondate migratorie dal Sud e con la pratica di mandare i mafiosi al soggiorno obbligato al Nord per allontanarli dai loro affari nelle terre d’origine. Le grandi operazioni antimafia in Lombardia degli anni Novanta hanno svelato le dimensioni del fenomeno: tra il 1990 e il 1994 gli arrestati per mafia furono circa duemila.
Tanto in Piemonte quanto in Lombardia, oggi l’organizzazione criminale più forte è indubbiamente la ‘ndrangheta, che controlla in particolare il traffico di droga ed è presente con le sue imprese anche nell’economia lecita.

Così spiega Mario Portanova di Diario in questa intervista. Ma la notizia del giorno, come accennavo nelle prime righe, è che Enzo Macrì ha confermato che una delle vere capitali internazionali della malavita calabrese sarebbe proprio la città della madunina. E gli intrecci sono ovunque, anche nel Palazzo, magari in quello di giustizia: vi ricordate la vicenda dell’avvocato Melzi? Rileggetela. E’ sempre istruttiva.

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