Pierluigi Bersani: “Pd ha mancato la prova. Grillo? Inconcludente, non durerà”

Nell’intervista Bersani commenta il fallimento del Pd sull’elezione del Capo dello Stato. Poi attacca Grillo.

Pierluigi Bersani è stato intervistato dal quotidiano L’Unità per la prima volta da segretario dimissionario del Pd. L’ex candidato premier del centrosinistra ha così commentato le tormentate vicende che hanno coinvolto il Partito Democratico nelle ultime settimane. Bersani ha ammesso che il partito di cui era leader fino a pochi giorni fa ha “mancato la prova”:

L’Italia è nei guai e ha bisogno che il Pd sia all’altezza del compito, che sia in grado di assumersi le proprie responsabilità. Certamente in questi anni abbiamo avuti problemi, ma siamo comunque riusciti ad essere i principali protagonisti politici di governo nella gran parte dei territori. Poi, messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, non siamo riusciti a saltare l’asticella. Abbiamo mancato la prova.

Insomma, il fallimento messosi in luce nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica è stato ammesso dal segretario dimissionario il quale, sebbene abbia detto di non essere intenzionato a replicare alle “ricostruzioni francamente favolistiche e giustificazioni di comodo di quel che è avvenuto” e a ripercorrere quei giorni “perché sarebbe doloroso per me e umiliante un po’ per tutti”, ha difeso le decisioni “formali e collettive” assunte dal Pd in merito a quella specifica vicenda in quanto nelle condizioni date erano “le uniche possibili e coerenti con i nostri deliberati”. Bersani ha spiegato che sul nome di Franco Marini si sarebbe immaginato una rottura nel Pdl e invece a farne le spese è stato proprio il partito dell’ex presidente del Senato:

Quando si è trattato di applicare una decisione che avevamo assunto, quella cioè di cercare un presidente largamente condiviso fino a prova contraria, la prova contraria che io avevo immaginato potesse provenire dagli altri è invece venuta da noi. E nella fase successiva, di fronte all’impossibilità di una larga condivisione, quando abbiamo proposto un nostro candidato sul quale era stata presa una decisione entusiasticamente collettiva, con nessuno che aveva appoggiato la mia richiesta di voto segreto, abbiamo registrato un colossale inadempimento.

Il politico 61enne ha quindi elencato tre problemi che sono emersi nelle ultime settimane (almeno secondo Bersani) e che il Pd dovrà affrontare nei prossimi mesi:

Primo: un deficit di autonomia, una nostra incomprensibile permeabilità, una difficoltà ad esercitare un ruolo di rappresentanza, di orientamento, di direzione. Secondo: l’incapacità di distinguere tra funzioni istituzionali, come è quella del Presidente della Repubblica, e funzioni politiche e di governo. E, mi dispiace dirlo, ma è difficile non vedere in questo la lunga semina della cultura berlusconiana berlusconiana che ha messo frutto anche nel nostro campo. Terzo: l’irrompere di rivalse, ritorsioni, protagonismi spiccioli di fronte a un passaggio di enorme portata. È l’insieme di questi problemi che mi fa dire che è arrivato il tempo di dirimere un tema: vogliamo essere un soggetto politico o uno spazio politico dove ognuno esercita il proprio protagonismo?

Bersani in merito al nuovo segretario del Pd ha evidenziato la necessità di un “congresso vero, che sia svincolato dalla scelta di un candidato premier, visto che per la prima volta da quando esiste il Pd un presidente del Consiglio lo abbiamo”. In questo senso si dovrebbe “arrivare a una modifica dello statuto tale per cui non ci sia più coincidenza tra la figura del segretario e quella del candidato premier“.
Infine alcune battute sul Movimento 5 Stelle e sul Pdl. Rispetto all’atteggiamento di assoluta apertura assunto nei confronti di Grillo subito dopo il voto, Bersani ha negato di essersi “fatto umiliare da Grillo” notando che “l’arroganza umilia chi la mostra”. Poi ha esplicitato meglio l’accusa al comico genovese:

L’idea di Grillo è stata fin dall’inizio quella di tenersi totalmente disimpegnato e cercare di lucrare il più possibile sulla necessità di una convergenza tra noi e la destra. Lucrare si può per un giorno, un mese, forse anche per un anno ma, se poi si mostra l’impotenza e l’inconcludenza di certe posizioni, è finita.

Bersani ha anche spiegato perché il Pd non ha condiviso la scelta dei 5 Stelle di far salire al Quirinale Stefano Rodotà, terzo più votato nelle quirinarie grilline. Motivi legati a rivendicazioni di natura politica, ma anche a debolezze interne al Pd:

Dopo quanto successo con Marini e con Prodi, pensiamo davvero che ci sarebbero stati i voti per Rodotà? Dopodiché non è accettabile un prendere o lasciare, dire o così o niente. Il Movimento 5 Stelle ha sempre rifiutato qualsiasi dialogo sul governo e sul presidente della Repubblica. Rodotà è una figura degnissima ma è stata strumentalizzata per un’operazione politica finalizzata a creare difficoltà piuttosto che a ricercare soluzioni. Mi piacerebbe piuttosto chiedere a Grillo e tutti gli altri perché hanno detto no a uno come Marini, forse perché riesce a farsi capire dagli edili? O perché no Prodi?

Infine, su Berlusconi, che pare il vero ago della bilancia del governo Letta, pronto a strangolare l’esecutivo sul tema caldo dell’Imu:

Per quanto riguarda l’Imu, anche noi abbiamo detto che si deve correggere, ma nel caso si intervenga deve rinvenirsi traccia di quanto da noi proposto. E lo stesso vale sugli ammortizzatori sociali e sugli esodati. Nessuno può avanzare diktat.

Per quanto concerne le riforme istituzionali Bersani ha ribadito il no all’autocandidatura di Berlusconi alla presidenza della Convenzione definendo essa “una miccia accesa e una pretesa senza fondamento”.

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