Movimento 5 Stelle e la diaria: le smentite che non smentiscono nulla

Le precisazioni di Vito Crimi e Roberto Fico hanno in comune una cosa: confermano che la notizia riportata ieri fosse vera. E allora qual è il giornalismo del nulla?

7 maggio. C’è un’altra cosa che accomuna le “precisazioni” di Vito Crimi e Roberto Fico, in cui entrambi hanno accusato Repubblica e tutti i giornali che hanno ripreso la notizia della ribellione sulla diaria di fare “giornalismo del nulla” e ricordando i 42 milioni di euro di rimborsi a cui l’M5S ha rinunciato e il dimezzamento degli stipendi.

Questa “altra cosa” è che nessuno dei due ha minimamente smentito la notizia che metà deputati e senatori pentastellati siano in rivolta per la decisione di Grillo e Casaleggio di obbligarli a versare i soldi della diaria (i rimborsi per la vita a Roma da parlamentare) non effettivamente spesi.

Il che vuol dire che il referendum c’è stato, che il 48% è contrario a seguire la linea imposta dai leader, che si discuterà della situazione in assemblea, che nessuna decisione è ancora stata presa e che c’è malcontento. E soprattutto che la notizia era vera e non si è affatto trattato di “giornalismo sul nulla”, come tutti i grillini in coda hanno preso a urlare.

Le precisazioni di Vito Crimi sulla diaria

Aggiornamento 16.00: Vito Crimi pubblica un videopost su YouTube per dire la sua sulla questione della ribellione dei parlamentari sulla diaria e i rimborsi che spettano a deputati e senatori. In verità non smentisce nulla delle notizie che stanno circolando, anzi. Vito Crimi parla della restituzione dei rimborsi elettorali, del dimezzamento dello stipendio e della rinuncia dell’indennità di fine mandato; ma non nega il referendum sulla diaria, il fatto che da Grillo e Casaleggio sia arrivato un diktat che impone la restituzione dei rimborsi non spesi e che i parlamentari pentastellati si stiano in buona parte ribellando alla cosa.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle disobbediscono a Grillo e Casaleggio?

L’ordine che sarebbe arrivato via mail da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio non fa che confermare quanto scritto sul Codice del Parlamentare: gli onorevoli del Movimento 5 Stelle devono trattenere per sé solo 5mila euro lordi (su diecimila totali) dello stipendio previsto per deputati e onorevoli più i soldi della diaria (i rimborsi) per le spese effettivamente sostenute. Fin qui niente di nuovo, se non fosse che – secondo quanto racconta Annalisa Cuzzocrea su Repubblica – i parlamentari a Cinque Stelle avrebbe partecipato a un referendum nel weekend, bocciando il diktat dei loro capi.

Ieri pomeriggio avevano votato 132 parlamentari su 163. Il 48 per cento chiede che le diarie (quindi tutte le voci accessorie) vengano mantenute completamente, con l’obbligo di rendicontare tutto quel che si spende, ma senza dovere restituire il di più. Lo farà chi vorrà. Ad esempio, se per pasti e albergo un deputato spende in un mese 2mila euro, potrà decidere di tenersi i restanti 1.500, o di metterli nel fondo di solidarietà appositamente creato. Per la rendicontazione pura, per tenersi cioè solo quello che si può provare di aver speso come chiesto da Grillo e Casaleggio, si è espresso il 36 per cento dei parlamentari.

Ci sono anche altre posizioni: il 2,27% vuole trattenere tutto per quattro mesi, per capire quanto costi effettivamente la vita da parlamentare. Altri vorrebbero trattenere l’80% della diaria, altri ancora vorrebbero stabilire un limite di spesa. Ma a quanto ammonta la diaria percepita dai deputati per le spese sostenute per vivere a Roma?

Si tratta di 3.500 euro di diaria (le spese del mantenimento a Roma, anche per chi ci vive già); 3.690 (4.180 per i senatori) di spese esercizio mandato, quelle che servono per collaboratori (i 5 stelle assumeranno tutti con contratto regolare, e per fare avere 1.500 euro di stipendio a un assistente devono tirarne fuori 2.800).

Grillo e Casaleggio vogliono imporre una dieta stretta: tutto quello che non si è speso effettivamente va versato in un fondo di solidarietà. Sembra una decisione sacrosanta, viste le battaglie dell’M5S, perché allora i parlamentari in gran parte si sono rivoltati? È una questione di tasse troppo alte: per lo stato i parlamentari prendono diecimila euro al mese, poco importa che abbiano deciso volontariamente di abbassarsi lo stipendio. Per questa ragione una parte vorrebbe mantenere anche i rimborsi sulle spese non sostenute, per compensare le tasse in più pagate. O almeno è la ragione portata dai parlamentari pentastellati secondo Repubblica.

E in effetti, così a prima vista, i conti non tornano: come fanno i grillini che siedono in Parlamento a trattenere a far diventare 2.500 euro netti i 5mila trattenuti del loro stipendio se per lo Stato ne percepiscono 10mila? Si attendono precisazioni, che sicuramente arriveranno via post sul blog di Beppe Grillo.