Arrestato in Colombia Roberto Pannunzi, il “Pablo Escobar” italiano

Uomo di spicco del narcotraffico internazionale, era evaso già due volte

di guido

È finita a Bogotà la latitanza di Roberto Pannunzi, uno dei narcotrafficanti più ricercati al mondo e per questo ribattezzato il “Pablo Escobar italiano”. Pannunzi è stato arrestato in un centro commerciale della capitale colombiana, con documenti falsi: da Bogotà, Pannunzi stava con tutta probabilità dirigendo un nuovo flusso del traffico di stupefacenti destinati all’Italia e che, secondo gli inquirenti, dal paese sudamericano arrivavano in Ecuador e da lì in Europa a bordo di container.

Legato alla ‘ndrangheta, ma non affiliato a nessuna famiglia, Pannunzi è da oltre un ventennio uomo chiave nei rapporti tra le organizzazioni criminali italiane e il narcotraffico sudamericano, tanto da trattare alla pari con il cartello di Medellin e da gestire, nel momento più florido, un giro di 2 tonnellate di cocaina al mese. Pannunzi era anche responsabile dei contatti tra Cosa Nostra e la criminalità organizzata americana. Forte il suo legame con la Colombia, che gli è valso il soprannome di “Pablo Escobar italiano”, ispirato al celebre narcotrafficante colombiano a capo del Cartello di Medellin ucciso nel 1993.

Il primo arresto di Pannunzi risale al 1983, ma è solo nel decennio successivo che diventa un uomo chiave del narcotraffico, tanto che nel 1994 viene arrestato in Colombia e poi estradato in Italia. Da noi è riuscito a evadere per ben due volte: nel 1999 è fuggito da una clinica privata in cui era stato ricoverato per problemi di salute. Arrestato di nuovo a Madrid nel 2004, torna a scontare la pena in Italia ma di nuovo, nonostante fosse sottoposto al regime di carcere duro, riesce a ottenere gli arresti domiciliari.

È il 2010, e anche stavolta Pannunzi sfrutta il ricovero in una clinica privata romana per evadere, creando diverse perplessità sull’applicazione del 41 bis. Anche suo figlio Alessandro, arrestato con lui a Madrid nel 2204, ha seguito le orme del padre trattando con la mafia turca e il clan dei marsigliesi.

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