Aliscafo Siremar: qualche domanda sulle condizioni del “Giorgione” dopo il recupero del relitto

I lettori di Blogosfere Cronaca e Attualità hanno seguito insieme a noi le fasi del recupero del Giorgione Siremar e le indagini "via blog" che sta conducendo Serena Romano, la sorella di Paola Romano, la turista milanese morta l'estate scorsa a bordo dell'aliscafo della Siremar a causa di un incidente nel porto di Trapani. Dal

I lettori di Blogosfere Cronaca e Attualità hanno seguito insieme a noi le fasi del recupero del Giorgione Siremar e le indagini "via blog" che sta conducendo Serena Romano, la sorella di Paola Romano, la turista milanese morta l'estate scorsa a bordo dell'aliscafo della Siremar a causa di un incidente nel porto di Trapani.

Dal giorno dell'intervista a Serena Romano stiamo seguendo l'evolversi delle indagini grazie a contatti diretti con Serena Romano e alla lettura del blog Amici di Paola.

Ora ci sono nuovi interrogativi all'orizzonte, domande che saltano fuori dopo aver visto le foto del recupero dell'aliscafo; ma soprattutto dopo aver analizzato lo stato dell'imbarcazione.

Qui trovate il riassunto dell'intera vicenda. Qui sotto invece il nuovo post di Serena Romano, che si pone quesiti sui danni subiti dal Giorgione pubblicando le foto dell'aliscafo. 

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Dal blog Amici di Paola

Mentre scrivo sono a Milano: l’11 ottobre, nella chiesa vicina alla casa dove viveva Paola, i suoi amici si sono riuniti per ricordarla.
Perciò, non ero a Trapani durante il recupero del Giorgione e non ho potuto vedere con i miei occhi l’aliscafo riemerso. Quello che ho visto dalle fotografie, però, è bastato a lasciarmi allibita: chi e quando ha ridotto l’aliscafo in quello stato?

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Se guardate infatti queste foto – soprattutto quelle del Giorgione prima dell’incidente tratte dal sito della Siremar, e quelle scattate dopo il recupero – salta subito agli occhi un fatto strano: oltre ai due buchi scuri nella fiancata anteriore destra dovuti al distacco dell’ala quando si è tentato di trainare l’aliscafo la notte dell’incidente, si vede anche un enorme squarcio sul tetto di poppa come se qualcosa, come un grosso pugno, l’avesse sfondato riducendolo a un mucchio di rottami. Com’è successo?

Qualcuno ha riferito che durante le operazioni di recupero da parte della Micoperi, per un errore nell’agganciamento delle fasce che lo collegavano alla gru, il mezzo era precipitato di nuovo in mare: e ribaltandosi nella caduta, era impattato con la poppa che si sarebbe squarciata. Episodio di cui non c’è traccia sulla stampa – che parla solo di un rinvio di 24 ore nelle operazione di recupero – ma che sembra poco plausibile.

Nelle foto, infatti, l’asse delle eliche è integro: se una cinghia avesse ceduto o l’aliscafo non fosse stato bene agganciato, invece, sarebbe dovuto ricadere proprio con la parte inferiore della poppa. Strano. Sta di fatto che le “voci di porto” ritengono poco attendibile l’ipotesi che il mezzo, cadendo, si sarebbe ribaltato: anche perché non trattandosi di una barchetta ma di un aliscafo lungo oltre una ventina di metri caduto dove il mare è profondo appena 7 metri, sembra difficile che abbia potuto ruotare sbattendo con la poppa a faccia in giù.

Quando è avvenuto, dunque, quello squarcio? Forse la notte stessa dell’incidente: quando è stato portato via frettolosamente dalla scogliera. O in seguito: quando la ditta Drepanum incaricata dalla Siremar, è andata con uno scafo Boston Wheeler e un piccolo pontone a recuperare l’ala rimasta incastrata sulla diga frangiflutti. In entrambi i casi, le due operazioni sono state dettate da un’urgenza della quale non c’è traccia scritta: non motivata, dunque, né dalle carte né dalla realtà dei fatti. A meno che il danno all’aliscafo non sia stato provocato mentre era sott’acqua per altri motivi, ancora ignoti. Spetterà ai periti nominati dalla Procura e a quelli della difesa del Comandante Scaduto, scoprirlo, spiegando anche che cosa può avere determinato lo stato in cui oggi si trova l’aliscafo che, chiaramente, non può dipendere dalla dinamica dell’incidente.

In questa direzione, un provvedimento preso dalla Procura di Trapani, forse potrà aiutarli. Prima che il “Giorgione” fosse recuperato, infatti, i sommozzatori di Messina della Guardia Costiera hanno filmato sott’acqua l’intero scafo: e il procuratore Belvisi ha già richiesto il video, proprio per accertare le condizioni del relitto prima che il pontone della Micoperi lo riportasse in superficie. Filmati, prove, riscontri fondamentali.

Comprese le fotografie del “Giorgione” che – come si legge sul La Sicilia (vedi Documentazione e video) – qualcuno della Capitaneria aveva inteso vietare, motivando tale divieto con disposizioni della magistratura. Che, invece, ha smentito di averlo dato.

E meno male: perché sono foto illuminanti di un recupero pieno di lati oscuri fin dalla notte in cui la Siremar lo ha avviato.