Matteo Renzi non si candida a segretario del Pd

Matteo Renzi ha deciso di non correre per la segreteria del PD. Ma qual’è la strategia che sta dietro questa scelta?

Intervistato da Giovanni Minoli al Festival della tv e dei nuovi media, Matteo Renzi ha ribadito che non intende candidarsi alla segreteria del Partito Democratico con queste parole:

A questo giro non mi candido. Vedo che ci sono nomi in campo, ma non interessa il nome. In questi sei mesi mi sono candidato a tutto, ma non credo di essere adatto a tutto. Il Pd deve fare una riflessione su se stesso, il mio modello di Pd è più liquido che solido. Sto nel mio partito e sono desideroso di vederlo vincere

Inoltre ha espresso la sua più totale contrarietà a destinare la presidenza della Commissione per le riforme a Silvio Berlusconi, affermando che la sinistra deve smetterla di rincorrere Berlusconi e mostrare la propria autonomia progettuale. Incalzato da Minoli sul tema della “magistratura politicizzata”, che spesso l’ex premier usa per legittimarsi, Renzi ha risposto:

Non credo che ci sia una magistratura politicizzata, tuttavia credo che ci siano state particolari attenzioni, legate a dinamiche della magistratura, ad un eccesso di zelo

Carlo De Benedetti, presente al festival, ha ascoltato con grande attenzione le parole del sindaco di Firenze e lo ha promosso come “unico leader spendibile per la sinistra“.

Volendo provare a fare un’interpretazione delle parole di Renzi verrebbero da fare subito due considerazioni.

La prima: la decisione di non candidarsi alla segreteria ci sembra una scelta molto scaltra. Come segretario del PD metterebbe fine al suo ruolo da outsider che molto gli giova a livello di consensi. Inoltre se l’operato del governo andasse bene, il merito sarebbe tutto di Letta, mentre se le cose andassero nella direzione opposta, Renzi avrebbe la responsabilità di aprire una frattura nel Partito o di togliere la fiducia. Questo scenario non sarebbe per nulla conveniente al Sindaco di Firenze, che vuole apparire come figura che unifica. A tale proposito ha infatti dichiarato:

Letta è un amico, agli amici si deve lealtà, è questo il valore più grande. Sono stato leale con Bersani in campagna elettorale, lo sono e lo sarò con Letta

A voler essere un po’ maliziosi, senza aprire una discussione sulla connessione tra i valori dell’amicizia e la condivisione di progetti politici, potremmo intendere questa dichiarazione di concordia in un’altra maniera. E’ probabile che Renzi voglia prendere tempo, in attesa che il governo si incagli in qualche difficoltà, per far sentire a quel punto la sua voce fuori dal coro e mantenere così intatta la sua verginità politica. Insomma rispolverare la stessa strategia usata con Bersani nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica.

La seconda considerazione è inerente alle parole pronunciate su Berlusconi. Cosa vorrà dire che c’è stato “un eccesso di zelo” da parte della magistratura? Forse bisognava condonare qualche processo al Cavaliere? Le frasi di Renzi sul suo rifiuto dell’antiberlusconismo sono un mantra ormai, che forse nella sua strategia di comunicazione hanno la funzione di rassicurare l’elettore di centro destra che non disdegnerebbe di votarlo. Forse. Quello che ci auguriamo noi è che non abbiano anche la funzione di rassicurare lo stesso Silvio Berlusconi.

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