Crisi pilotata per una nuova manovra di “lacrime e sangue”?

Manovra? Potremmo non avere ancora visto il peggio?Potrebbe essere fantapolitica, ma la tesi fa pensare: ci sono voci in giro, e si fanno sempre più insistenti. Non si tratta di addetti ai lavori (almeno non solo di loro), ma anche del fornaio, del gelataio, dell’impiegato. Eppure, in molti, ripetono la stessa cosa.In estrema sintesi, la


Manovra? Potremmo non avere ancora visto il peggio?

Potrebbe essere fantapolitica, ma la tesi fa pensare: ci sono voci in giro, e si fanno sempre più insistenti. Non si tratta di addetti ai lavori (almeno non solo di loro), ma anche del fornaio, del gelataio, dell’impiegato. Eppure, in molti, ripetono la stessa cosa.

In estrema sintesi, la tesi sarebbe questa: la crisi politica che si approssima potrebbe essere una buona scusa per smarcarsi dall’idea di dovere approvare una manovra decisamente impopolare.

Le riduzioni degli stipendi degli statali (anche del 10%) le hanno già fatte in Islanda e in Grecia e a qualcuno potrebbe venire in mente di applicarle anche in Italia. Uno strumento facile per non toccare gli intoccabili, non fare le riforme, non risolvere le inefficienze pubbliche e nel contempo “tappare” la voragine nei conti pubblici. Le conseguenze, anche indirette, sarebbero drammatiche e facilmente immaginabili: scioperi, agitazioni, riduzione dei servizi (sanità, istruzione, sicurezza, giustizia…), ricaduta su tutti gli italiani che dovrebbero mettere mano ai portafogli per “pagare” quello che prima “pagava” lo Stato.

Certo, così facendo, l’autore di questa fantomatica manovra attirerebbe a sé le ire di almeno dieci milioni di Italiani che direttamente o indirettamente vivono di uno stipendio pubblico e, ovviamente, del rimanente resto del Paese che invece “fruisce” dei servizi pubblici.

Che i conti nazionali siano probabilmente più “neri” di come ce li descrivono tutti lo immaginiamo, ma se davvero siamo “messi così male” è facile immaginare che la nuova manovra possa essere varata più facilmente da un governo “tecnico” (magari guidato da Tremonti) che non deve rispondere agli elettori. Ci potrebbero semplicemente raccontare che una nuova manovra è inevitabile o che, magari, ce la chiede l’Europa.

La crisi politica potrebbe insomma non essere un male assoluto per Berlusconi che potrebbe tornare “pulito” alle prossime elezioni, dicendo di non avere “messo le mani nelle tasche degli italiani”.

Da Italiano, a questo punto, però, comincio a temere l’idea stessa del governo tecnico. L’Italia, adesso, non ha bisogno di un governo tecnico, ma di un governo politico, che risponda agli elettori e che pensi a riformare il Paese. E se le riforme non si possono fare, come dice la Lega, forse meglio tornare alle urne, e subito.

Fantapolitica? Forse… anzi, speriamo.

Foto: Flickr | Scris www. scris.it

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