Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Afghanistan, incerto il ritiro delle truppe Nato. E’ ancora presto per fare le valigie. Se la scorsa settimana abbiamo visto i filmati dei primi carri armati Usa che uscivano dall’Iraq, l’Afghanistan rimane ancora un problema aperto.Obama aveva indicato luglio del 2011 come data d’inizio per il rientro delle truppe, ponendo come condizione necessaria

Medio Oriente: Afghanistan, incerto il ritiro delle truppe Nato. E’ ancora presto per fare le valigie. Se la scorsa settimana abbiamo visto i filmati dei primi carri armati Usa che uscivano dall’Iraq, l’Afghanistan rimane ancora un problema aperto.

Obama aveva indicato luglio del 2011 come data d’inizio per il rientro delle truppe, ponendo come condizione necessaria le mutate condizioni di sicurezza del Paese. Attenzione però: se per l’Iraq il ritiro andato in scena la scorsa settimana non significa la fine del controllo americano del Paese, per l’Afghanistan la presenza statunitense sarà ancora meno ridotta.

Una precisazione è arrivata ieri dal Generale Bill Caldwell, a capo della missione di addestramento in Afghanistan. Nel corso di una conferenza stampa citata dall’Huffington Post, l’ufficiale ha dichiarato, di non essere in grado di prevedere quando l’Afghanistan sarà in grado di ottenere il controllo del Paese e garantire la propria sicurezza.

Secondo Caldwell la Nato avrebbe bisogno di almeno un altro anno per reclutare e addestrare un numero sufficiente di uomini delle forze di sicurezza afghane. Più precisamente, Caldwell ha parlato di ottobre 2011 come data in cui esercito e polizia afghani possano aver raggiunto un numero di effettivi sufficiente. Una correzione rispetto alla data indicata da Obama, che forse avrebbe bisogno di parlare di più con i propri generali.

Attualmente le forze di sicurezza afghane sono composte da 249.500 uomini, di cui 134.000 nell’esercito e 115.000 nella polizia. L’obiettivo della NATO è di arrivare rispettivamente a 171.600 e 134.000 effettivi.

Non è un mistero che l’affidabilità delle truppe afghane sia, al momento, molto bassa. L’Afghan war diary pubblicato da Wikileaks lo scorso luglio già conteneva diversi documenti in cui emergeva l’incompetenza dei militari locali.

Le dichiarazioni di Caldwell, che parla anche di alti tassi di diserzioni all’interno delle forze armate afghane, vanno quindi a confermare un quadro già noto. L’ “afghanizzazione del conflitto” rischia di diventare un altro evidente fallimento di una guerra sempre più spesso viene definita il “Vietnam di Obama”.

E l’Italia come intende comportarsi in questo scenario? Le polemiche agostane e il dibattito sulle elezioni anticipate sembrano lasciare poco o nessuno spazio per pianificare una politica estera. Il timore è che si tornerà a parlare di Afghanistan alla prossima morte di qualche militare, per poi accantonare l’argomento il giorno dopo i funerali di Stato.