Napolitano lascerà prima della fine del mandato?

Secondo l’ex portavoce del Presidente della Repubblica, Pasquale Cascella, Giorgio Napolitano si sarebbe dato un orizzonte inferiore al (secondo) settennato.

E’ un pensiero che ha attraversato la mente di tutti, analisti politici e semplici cittadini interessati agli affari della Cosa Pubblica: “Ce la farà Napolitano a reggere un secondo mandato presidenziale?”. In effetti alla scadenza del 2018, l’unico Presidente rieletto della storia repubblicana avrebbe 95 anni, troppi anche per uno statista che ha mostrato, piacciano o meno le sue scelte, una grande e costante lucidità a dispetto dell’età ultra ottuagenaria.

A far risvegliare la pulce nell’orecchio di tutti è stato ieri Pasquale Cascella, ex portavoce di Napolitano e attuale candidato sindaco nel comune di Barletta: “Napolitano non resterà sette anni, no. Il tempo di vedere le riforme avviate e poi lascerà. Tre anni? Speriamo molto prima“. Cascella ha precisato che le sue sono opinioni personali e una tara alle dichiarazioni bisogna darla anche tenuto conto del contesto in cui sono state pronunciate: la Zanzara su Radio24, una trasmissione che troppo spesso sembra messa in onda per poi produrre comunicati stampa sensazionalistici.

In ogni caso le parole di Cascella, sia perché arrivano da uno strettissimo (seppur “ex” da un paio di settimane) collaboratore del Presidente, sia perché corrono nella direzione del buonsenso, paiono piuttosto credibili. Cosa accadrebbe se Napolitano si dimettesse tra due o tre anni?

Innanzitutto bisogna sottolineare che un’operazione del genere, per quanto eccezionale sarebbe estremamente coerente: da un lato l’unico Presidente eletto due volte sarebbe pure l’unico ad andarsene a metà mandato per ragioni politiche (non sono mancate le dimissioni nella storia della Presidenza della Repubblica, ma come nei casi di Leone e Cossiga, sono arrivate a fine mandato e Segni ebbe gravi problemi di salute); dall’altro è ineludibile il legame tra il secondo mandato presidenziale e il governissimo varato la scorsa settimana. Se il primo governo delle larghe intese mai formato dovesse fallire, con lui cadrebbero anche i presupposti per la permanenza al Quirinale dell’architetto che ha progettato, nell’eccezionalità della rielezione, un esecutivo a suo modo storico.

Quello che accadrebbe è che si andrebbe alle elezioni poco prima delle dimissioni: questo Parlamento non riuscirebbe a eleggere un nuovo Presidente della Repubblica che non si chiami Giorgio Napolitano. Per evitare uno stallo istituzionale completo e contemporaneamente portare a casa qualche riforma decente per il Paese (sempre che il Giano Bifronte Pd-Pdl ne sia all’altezza) la sequenza degli eventi dovrebbe essere: completamento del programma del Governo Letta in metà legislatura, scioglimento delle camere, elezioni anticipate, dimissioni di Napolitano e elezione del nuovo Presidente.

Voi ci credete?

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