Accordo di pace Israele Palestina: Netanyahu lo sottoporrà a referendum

Parole che fanno pensare che i negoziati potrebbero riprendere presto dopo due anni di stallo.

Se israeliani e palestinesi raggiungeranno un accordo di pace, il primo ministro di Gerusalemme Benjamin Netanyahu lo sottoporrà poi a referendum popolare. Lo ha detto lo stesso premier dopo aver incontrato il suo collega svizzero, Didier Burkhalter. Parole che fanno pensare che i negoziati potrebbero riprendere presto dopo due anni di stallo. “Se arriveremo a un accordo di pace con i palestinesi, lascerò che sia la popolazione tramite referendum a decidere” ha aggiunto Netanyahu, che alla Svizzera ha chiesto informazioni sulle consultazioni che si sono svolte nella Confederazione elvetica.

In Svizzera i referendum sono praticamente all’ordine del giorno. In Israele, invece, in 65 anni non c’è mai stata una sola consultazione popolare. E’ stato sempre il Parlamento ad approvare trattati di pace con l’Egitto piuttosto che con la Giordania. Netanyahu è alla guida di una coalizione di centro destra, di cui fanno parte i coloni, molti dei quali ferocemente contrari all’idea di permettere alla Palestina di diventare uno Stato indipendente, su terreni che Israele ha sequestrato nella guerra del 1967.

Con il referendum, il premier spera di evitare la violenta reazione dell’estrema destra se si arriverà a una sorta di baratto (la terra in cambio della pace). Lasciando l’ultima parola ai suoi connazionali, Netanyahu se ne lava in un certo senso le mani, dando però all’esterno la sensazione di una grande democrazia. Un alto funzionario israeliano, in anonimo, ha rivelato: “C’è un serio sforzo in atto per riprendere i colloqui. Le istituzioni sono impegnate da tempo per riuscirci. Penso che la cosa sia fattibile”.

I colloqui di pace diretti tra israeliani e palestinesi si sono interrotti nel 2010 a causa della continua costruzione di insediamenti ebrei sulla terra sequestrata nel 1967. Mahmoud Abbas, presidente palestinese, ha fatto sapere che non tornerà a sedersi intorno a un tavolo finché le costruzioni non verranno interrotte. Gerusalemme non vuol sentire parlare di pre-condizioni. Il funzionario israeliano ha chiosato: “Nessuno pensa che siamo in prossimità di un accordo storico, ma nessuno accordo storico avrà bisogno di legittimità nazionale”.

Foto | © Getty Images

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