Ore 12 – E il “governicchio” va … E il Pd?

Non pare proprio che il Pd approfitti dello squagliamento del Pdl e di un Esecutivo ridotto a “governicchio”. Il partito di Bersani è in Europa l’unica forza di opposizione a non trarre giovamento (e consensi) rispetto allo sfascio degli avversari al potere. I Democrat italiani temono le più che probabili elezioni anticipate perché restano divisi

Non pare proprio che il Pd approfitti dello squagliamento del Pdl e di un Esecutivo ridotto a “governicchio”.

Il partito di Bersani è in Europa l’unica forza di opposizione a non trarre giovamento (e consensi) rispetto allo sfascio degli avversari al potere.

I Democrat italiani temono le più che probabili elezioni anticipate perché restano divisi all’interno, con identità debole e artefatta e senza proposta politica e programmatica credibile. Berlusconi non cade (se cade) per l’azione dell’opposizione, ma per implosione interna.

Così il Pd è “costretto” a tifare per gli alleati “indisciplinati” del Cavaliere: adesso è il turno di Fini, dimostratosi più “coraggioso” di Bersani su temi centrali quali la legalità, l’etica pubblica, la libera informazione e il conflitto d’interessi.

Di fatto il Pd “teme” (con molte ragioni) … l’ammucchiata dell’antiberlusconismo, anche se presto non avrà altra scelta se non chiamare a unità tutte le forze disposte a disarcionare il Cavaliere.

I limiti del Pd non derivano (solo) da mancanza di leadership, ma dalla sua radice: questa amalgama di ex Pci ed ex Dc non ha funzionato. E la sintesi fra quelle due “anime” è impossibile.

Perché non trarne le conseguenze e costruire da una parte una chiara e robusta forza di sinistra “socialdemocratica” (sui principi di uguaglianza, diritti, lavoro, libertà, democrazia) e dall’altra un chiaro e robusto “centro” di cultura liberale e cattolica, perno di una nuova unità di centro sinistra?

Il liberismo internazionale ha prodotto una crisi economica devastante, con pesanti ricadute anche in Italia. C’è uno spazio politico e programmatico da riempire.

I nodi sono tutti lì: il ruolo delle istituzioni contro le privatizzazioni selvagge di beni pubblici e servizi fondamentali (acqua, scuola, sanità ecc.); il lavoro (la sua centralità contro i disastri di una flessibilità che produce precarietà a vita); il welfare (la globalizzazione non può essere solo eliminazione dello Stato sociale); il fisco, l’ambiente, lo sviluppo sostenibile. I temi non mancano.

Ma chi li sostiene, con le divisioni, le incertezze, le incoerenze, le subalternità culturali e politiche del Pd e dell’opposizione?