Palermo, mafia: 36 arresti a Brancaccio, San Lorenzo, Passo Rigano

Mafia, Palermo 36 arresti in tre operazioni: in manette a Brancaccio la sorella dei boss Graviano, Nunzia. Colpiti 4 “mandamenti”

di remar


Trentasei persone arrestate in tre distinte operazioni antimafia a Palermo. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza dalle prime luci del mattino stanno eseguendo le misure restrittive per le accuse di associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti.

In manette presunti capi, esattori del pizzo, fiancheggiatori dei mandamenti di Brancaccio, San Lorenzo, Resuttana e Passo di Rigano. Secondo le indagini – coordinate dal procuratore aggiunto De Francisci e dei sostituti Mazzocco e Malagoli – i fratelli Graviano dal carcere avrebbero continuato a gestire la cosca di Brancaccio grazie a una loro sorella, Nunzia Graviano, anche lei arrestata stamattina.

L’operazione effettuata nel mandamento di Brancaccio è stata denominata “Araba Fenice” ed ha portato a 16 arresti. Altre 16 persone sono state arrestate con l’accusa di far parte dei mandamenti di Resuttana e Tommaso Natale (Operazione Idra), e altre 4 della cosca di Passo Rigano.

Tra gli arrestati, riporta l’Agi, c’è Matteo Inzerillo, dipendente Amat:

nipote del boss Michelangelo La Barbera, e indicato come uomo d’onore della famiglia di Passo di Rigano, gia’ coinvolto nell’indagine “Iron Tower“. L’uomo, secondo gli inquirenti, era incaricato di mantenere i rapporti con altri esponenti del mandamento di appartenenza che incontrava anche durante l’orario di servizio e per di piu’ utilizzando mezzi aziendali dell’Amat.

In manette anche un altro ex dipendente dall’Amat.

Si tratta di un pensionato dell’Amat, l’azienda trasporti di Palermo, Calogero Di Stefano, ritenuto appartenente al clan di Tommaso Natale ma anche responsabile del movimento cristiano lavoratori. Proprio come lo era stato in passato un altro insospettabile, l’architetto Giuseppe Liga, ritenuto boss mafioso e in carcere da un anno. Di Stefano e’ accusato anche di estorsione continuata e aggravata perche’ “con l’esercizio di violenza e minaccia derivante dalla sua appartenenza alla associazione mafiosa denominata Cosa Nostra”, come dicono i magistrati nel provvedimento di fermo, avrebbe imposto l’assunzione di un uomo, Emilio Scarpinato, presso la societa’ Progetti Sas, rappresentata da Roberto Nigrelli, titolare di un appalto per la realizzazione di un edificio scolastico in via Socrate.

Inoltre sono emersi dalle indagini contatti tra mafia e ‘ndrangheta ma anche frizioni all’interno di cosa nostra palermitana ancora priva di un capo carismatico, di una vera figura di riferimento, capace di mediare. Il rischio è che per risolvere i contrasti le cosche facciano parlare le armi.

Il mandamento mafioso di Branaccio teneva contatti con la ‘ndrangheta calabrese secondo quanto emerge da indagini della Squadra Mobile culminate la scorsa notte nell’operazione “Araba Fenice” coordinata dalla Dda. E’ emerso anche da intercettazioni telefoniche e ambientali che i vertici del clan di Brancaccio tessevano una fitta rete di relazioni che comprendeva anche esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese, come pure quelli di altre famiglie mafiose di Palermo. Sono stati monitorati dagli investigatori gli incontri che i boss tenevano per definire affari illeciti e questioni di comune interesse. In questi summit, come in altre circostanze osservate dagli inquirenti, sono stati registrati momenti di grave frizione tra le diverse anime di Cosa Nostra palermitana, ancora priva di una sicura figura carismatica di riferimento.

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