I costi della Casta. Ogni italiano dovrà pagare due euro in caso di elezioni anticipate

Da oggi e fino all’inizio della ripresa dei lavori parlamentari ogni giorno, o quasi, qua e là gli esperti della politica ipotizzeranno a fasi alterne le date delle eventuali elezioni anticipate, di cui si parla ormai dalla nascita del gruppo parlamentare di Gianfranco Fini “Futuro e Libertà”.In attesa di capire se il Governo Berlusconi è

Da oggi e fino all’inizio della ripresa dei lavori parlamentari ogni giorno, o quasi, qua e là gli esperti della politica ipotizzeranno a fasi alterne le date delle eventuali elezioni anticipate, di cui si parla ormai dalla nascita del gruppo parlamentare di Gianfranco Fini “Futuro e Libertà”.

In attesa di capire se il Governo Berlusconi è destinato a non mangiare il panettone il Fatto spiega, anche sul proprio sito, perché la chiamata alle urne sarebbe conveniente per tutti i partiti, della maggioranza tanto quanto dell’opposizione, che non stanno provando a concludere la legislatura.

Secondo il quotidiano di Antonio Padellaro le elezioni anticipate non bloccheranno il contributo indiretto ai partiti che fino al 2012, al di là di come si evolverà la crisi di Governo, peseranno sulle spalle dei cittadini. Ogni italiano metterà di tasca propria due euro. Stando alle cifre di wikipedia oggi i cittadini, del nostro paese, sono 60 380 912.

Dall’inizio dell’attuale legislatura ad oggi, sempre secondo il Fatto, le casse pubbliche hanno elargito più di 600 milioni di euro in rimborsi ai quali se ne aggiungeranno altri 200 se Silvio Berlusconi non riuscisse a terminare il proprio incarico.

Dall’aprile del 1993, anno in cui i Radicali furono i promotori del referendum che avrebbe poi abolito il finanziamento pubblico e diretto ai partiti, ad oggi solo in due occasioni si è tentato timidamente di ridurre i costi mastodontici della politica.

Con la finanziaria del 2007, redatta per il Governo Prodi da Tommaso Padoa-Schioppa (impegnato oggi come consulente in Grecia dove la crisi economica ha messo in ginocchio il paese), si decurtava di poco più di un quinto i rimborsi che ogni anno lo Stato versava per i propri esponenti politici.

A tre anni di distanza, e in seguito al deperimento della situazione economica anche nel nostro paese, Giulio Tremonti nell’ultima legge finanziaria ha previsto un ulteriore taglio che però sarà valido a partire dalla prossima legislatura.