Firenze, cadavere carbonizzato in ex caserma: 2 arresti

L’arma del delitto, un coltello usato per uccidere il 24enne albanese, non è stata ancora ritrovata. Una squadra di sommozzatori sta setacciando il fondale del fiume Arno all’altezza del Ponte alle Grazie, come indicato dai due presunti killer.

Proseguono senza sosta le ricerche del coltello utilizzato dai due fratelli albanesi arrestati due giorni fa per uccidere il connazionale di 24 anni trovato cadavere il 5 giugno scorso all’interno della ex caserma “Lupi di Toscana” a Scandicci, alle porte di Firenze.

Il giovane, ucciso per un debito di droga – si parla di una fornitura non pagata di 12 chilogrammi di marijuana – fu aggredito a coltellate nella notte tra il 27 e il 28 maggio, poi nascosto nel bagagliaio di un’auto e infine trasportato nell’ex caserma dove, ormai cadavere, è stato dato alle fiamme.

I due fratelli, Mbaresin e Shako Malaj, 19 e 20 anni, sono stati identificati e arrestati dopo quasi due mesi di indagini con la pesante accusa di omicidio aggravato da crudeltà e distruzione di cadavere.

L’arma del delitto non è stata ancora ritrovata. I due presunti killer hanno raccontato di aver gettato il coltello nel fiume Arno all’altezza del Ponte alle Grazie e proprio in queste ore una squadra dei sommozzatori dei vigili del fuoco è al lavoro per cercare di rintracciare l’arma e verificare così il racconto dei due albanesi.

I due giovanissimi si trovano già in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Durante una perquisizione in casa di Shako Malaj è stata sequestrata una pistola semiautomatica detenuta illegalmente.