Mozione Caliendo. Il Pd, di Massimo D’Alema, è pronto all’inciucio con il Pdl, di Silvio Berlusconi

Sulla cronaca ufficiale di quanto successo ieri alla Camera, dove il Sottosegretario alla Giustizia non è stato sfiduciato dal Parlamento, abbiamo già avuto modo di scrivere ieri qui e qui. In molti, nelle ore antecedenti al voto, avevano già ipotizzato il risultato che poi si è verificato. “Archiviata la valutazione personale – scriveva ieri Luca


Sulla cronaca ufficiale di quanto successo ieri alla Camera, dove il Sottosegretario alla Giustizia non è stato sfiduciato dal Parlamento, abbiamo già avuto modo di scrivere ieri qui e qui. In molti, nelle ore antecedenti al voto, avevano già ipotizzato il risultato che poi si è verificato.

“Archiviata la valutazione personale – scriveva ieri Luca Sofri sul proprio blog – a me sembra che politicamente la richiesta di dimissioni di Caliendo così come è formulata nella mozione, sia piuttosto inconsistente.

Vi si allude al fatto che non fosse indagato e che lui nega comportamenti sospetti: quel che resta è avere visto Carboni, che se è una scelta censurabile non mi pare riesca a sostenere da sola una necessità di dimissioni.

Forse neanche in un paese normale. Se non avessi altri pessimi giudizi sulla maggioranza e dovessi giudicare solo sul testo di questa mozione, e se avessi cara la correttezza di quel che faccio, non so se voterei a favore”.

Malgrado ci fossero le condizioni per occuparsi di Giacomo Caliendo ieri, l’opposizione (quella conclamata tale) ha perso un’occasione molto importante poiché ha anteposto l’antiberlusconismo, di cui soffre, ai fatti.

Per capirlo è sufficiente confrontare l’intervento di Dario Franceschini del Partito Democratico con quello di Benedetto Della Vedova del neonato Futuro e Libertà.

“”Presidente Berlusconi si chieda: nel 1994 e per molti anni sul palco eravate lei, Fini e Casini. Si chieda – ha ribadito Dario Franceschini – perché su quel palco é rimasto da solo. Si chieda perché chi ha in mente un centrodestra normale, un centrodestra europeo ad un certo punto per forza deve rinunciare a lavorare con lei.

Si chieda, on. Berlusconi, che drammatica prova di debolezza, prova di fine corsa, non rispondere politicamente alle critiche come fanno i veri leader, ma rispondere soltanto con l’arroganza del padrone che caccia chi disubbidisce, mostrando dei muscoli che non ha più”.

“Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo – ha dichiarato Benedetto Della Vedova – valuti l’opportunità di una sospensione delle sue deleghe fino al chiarimento della sua posizione giudiziaria.

Quanto emerge ed è dato conoscere, al di là del rilievo penale che non spetterebbe a noi di giudicare, consente di contestare al senatore Caliendo una grave imprudenza e un’eccessiva confidenza con personaggi che non meritavano né ascolto né credito, non la responsabilità di essere venuto gravemente meno ai suoi doveri.

Non sussistono i presupposti per chiedere le sue dimissioni, ma d’altra parte non può essere giudicato irrilevante che proprio il sottosegretario al ministero della Giustizia sia sotto inchiesta per aver tentato di influire su procedimenti che interessavano importanti uffici giudiziari”.

Se, come in molti sostengono in queste ore (dal Giornale di Vittorio Feltri all’Unità di Concita De Gregorio), si dovessero anticipare le elezioni prima della fine della legislatura anche il Partito Democratico, tanto quanto Silvio Berlusconi, avrebbe le sue belle grane da risolvere.

In primis l’individuazione di un leader che, come sostiene Francesco Costa sul proprio blog, potrebbe cambiare a seconda del momento dell’anno in cui si andrebbe a votare. Lo stesso Franceschini potrebbe vedersi scippare le luci della ribalta da Sergio Chiamparino che potrebbe gareggiare anche contro Roberto Cota in Piemonte se il riconteggio dei voti dimostrerà che la vera vincitrice delle scorse elezioni regionali era Mercedes Bresso.

Davanti ai propri rispettivi problemi il Pdl e Pd, come sostenuto dal Foglio di Giuliano Ferrara (che consiglia al Presidente di interrompere il proprio mandato), potrebbero per tanto trovare una soluzione comune.

Silvio Berlusconi si porterebbe a casa l’agognata riforma della giustizia in cambio di una modifica dell’attuale legge elettorale.

Scrive Salvatore Merlo per il Foglio:

“Nel vertice di ieri si è persino ipotizzato un paradossale (ma forse non così tanto) accordo con il Pd. Un patto di legislatura che ruoti attorno a due cardini: giustizia (per Berlusconi), legge elettorale (per D’Alema e gli altri).

Molto evanescente, benché non sia neppure un’idea del tutto nuova nell’agenda politica di questi ultimi anni. Insomma le idee ancora non sono chiare, si parla molto anche di interventi sull’organigramma del Pdl. Berlusconi ne discuterà a partire da oggi in un primo vertice con i dirigenti del partito”.

Il cambiamento delle legge elettorale, oltre a garantire all’opposizione un risultato in questa legislatura, garantirebbe a Silvio Berlusconi, nel caso in cui dovesse vincere le elezioni, di non avere al Senato una maggioranza risicata a causa della quale cadde l’ultimo Governo Prodi.

L’eventuale ennesimo inciucio tra il Presidente del Consiglio e il leader ombra del Pd Massimo D’Alema non è l’unica notizia degna di nota che la giornata di ieri ci ha consegnato. La presenza in aula dell’ex Ministro Claudio Scajola per affondare la mozione Caliendo spiega molto più di una serie di ragionamenti retorici che mai come oggi il singolo voto può fare la differenza.

L’esponente politico dimissionario non ha però voluto rilasciare una dichiarazione a margine della votazione sicché anche su di lui pendeva una mozione di sfiducia, presentata dall’Idv, che non arriverà in Aula poiché prima di un intervento del Parlamento è stato lui a decidere l’uscita dal Governo.

Oltre alla ricomparsa di Claudio Scajola, come osservato questa mattina da Maurizio Belpietro su Libero, il voto contro Giacomo Caliendo è stata l’occasione per Chiara Moroni di riaprire i dossier su Tangentopoli.

L’esponente del Partito della Libertà ha deciso di allinearsi a Futuro e Libertà dopo aver ricordato in aula la morte del padre. Sergio Moroni (parlamentare vicino allora a Craxi) si suicidò dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta “Mani Pulite”.

Dal 2 settembre 1992, giorno in cui Moroni morì, al 4 agosto 2010 cosa è cambiato?