Elisa Claps, l’inchiesta bis: il giallo del suicidio del commissario Anna Esposito

Prosegue l’inchiesta bis sul caso di Elisa Claps: si cerca di capire chi, dal 1993 ad oggi, possa aver aiutato Danilo Restivo a farla franca


I misteri collegati al caso di Elisa Claps non sono stati tutti chiariti con la condanna a 30 anni di carcere di Danilo Restivo. La Procura sta ancora cercando di chiarire chi, molto tempo prima che i resti della giovane furono ufficialmente ritrovati, era a conoscenza di quanto accaduto nel sottotetto della chiesa della Trinità a Potenza.

L’inchiesta bis sul caso Claps, dedicata proprio alle presunte coperture e ai depistaggi, in queste ore si è arricchita di un nuovo tassello: il suicidio, o presunto tale, di Anna Esposito, commissario della polizia di Stato morta in circostanze misteriose il 12 marzo 2001, pochi giorni dopo aver contattato Gildo Claps, fratello di Elisa.

La Esposito, lo confermano i suoi familiari, sosteneva che nella Questura di Potenza ci fossero alcuni poliziotti a conoscenza del luogo in cui si trovavano i resti di Elisa Claps, diversi anni prima che il corpo fu ufficialmente trovato da alcuni operai. Il padre della donna, Vincenzo Esposito, ha sempre sostenuto che Anna sia stata uccisa e che il suo delitto fu mascherato da suicidio.

Ora pare che la Procura abbia deciso di approfondire la questione. Ne parla La Gazzetta Del Mezzogiorno:

Don Vignola racconta al magistrato che indagava per «induzione al suicidio» che il commissario Esposito, in confessione, gli aveva detto che qualche settimana prima aveva tentato di uccidersi stringendosi una cintura al collo. Proprio la stessa modalità che avrebbe usato poi per togliersi la vita. Ma perché don Vignola non avvisò la famiglia (con cui intratteneva anche buoni rapporti di amicizia)? Non le aveva creduto? Ecco cosa annota il magistrato: «Stupisce non poco il fatto che il cappellano, deputato alla cura spirituale del personale della polizia di Stato, non abbia manifestato, se non a un superiore, almeno alla famiglia o a qualche collega o amica della Esposito di starle vicino, di non perderla di vista in quel particolare grave momento di sofferenza».

Poi c’è quel contatto con Gildo Claps, preso dallla Esposito pochi giorni prima della sua morte. Di cosa doveva parlargli? E qual è stato il ruolo di Don Vignola, cappellano della polizia di stato, in questa vicenda? L’indagine ha già dato modo alla Procura di accertare collegamenti tra il parroco ed alcuni esponenti di una loggia massonica segreta.

Il mistero, insomma, si infittisce. Le indagini proseguono.

Foto | Templari Di Roma

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