Lo spettro delle elezioni anticipate incombe: chi vince e chi perde (rà)

La bufera politica delle ultime settimane, ottimamente sintetizzata dal nostro V., finirà per trascinarsi stancamente a settembre, passando attraverso il voto di oggi su Caliendo. L’astensione tattica dell’asse Fini-Casini-Rutelli-Lombardo sortirà un doppio risultato: la non sfiducia del sottosegretario e la dimostrazione che il governo Berlusconi non ha più la maggioranza assoluta. I soliti giochetti della

di luca17


La bufera politica delle ultime settimane, ottimamente sintetizzata dal nostro V., finirà per trascinarsi stancamente a settembre, passando attraverso il voto di oggi su Caliendo. L’astensione tattica dell’asse Fini-Casini-Rutelli-Lombardo sortirà un doppio risultato: la non sfiducia del sottosegretario e la dimostrazione che il governo Berlusconi non ha più la maggioranza assoluta. I soliti giochetti della politica.

Ma proviamo a farne della vera, anticipando uno scenario ormai più che probabile, e auspicato anche dalle trombe del Cavaliere, sotto forma di Giornale feltriano. In autunno ci saranno le elezioni anticipate, che prenderanno la forma di un vero referendum pro o contro Berlusconi. Che esito potrebbero avere? Tentiamo un pronostico partito per partito, giusto per il gusto di essere smentiti, o comunque di stimolare un dibattito tra i lettori.

Pdl. Difficile che non risenta della fuoruscita dei finiani di Futuro e Libertà. Inoltre Berlusconi non attraversa certo il suo miglior momento. Va però detto che nei momenti delle grandi scelte gli elettori di Forza Italia hanno sempre fatto quadrato. Più difficile valutare quelli di An. Potrebbe scendere dal 37-38 al 30% circa.

Lega Nord. Tutto fa pensare che il Carroccio continui la sua ascesa, confermando gli ultimi trend. Dall’8% delle scorse politiche azzardiamo un dato intorno all’11-12, mangiando anche parte del consenso pidiellino.

Pd. La politica ondivaga di Bersani non incontra certo il favore degli elettori, e si è visto a ogni tornata. Come il Pdl dovrebbe pagarla cara e scendere ampiamente sotto la soglia del 30% (aveva il 33). Azzardiamo un 26-28%

IdV. Come in tutte le ultime consultazioni non può che uscire vincitore da una situazione così nebulosa e insoddisfacente per il popolo sovrano. Dal suo 4 prevediamo il possibile raddoppio dei consensi: 8% circa.

La nuova DC. Scusateci se la chiamiamo già così, ma anche per comodità proviamo a riunire sotto questa etichetta i quattro della Palude, per usare un termine robespierriano (vagamente dispregiativo, e ce ne scuserete, ma la storia non perdonò nemmeno chi quel termine lo coniò). Se Fini vale un 4, Lombardo l’1, Casini il 5-6 e Rutelli boh, ma presi singolarmente, quanta varranno tutti insieme? Certamente meno. Forse poco più dell’Udc da sola, ovvero un 7-8%. Se invece corrono da soli complessivamente anche sopra il 10, ma – Udc a parte – senza rappresentanza politica, anche se Fini potrebbe arrivarci vicino.

La sinistra. Previsioni fosche per i post-comunisti. Come già nel 2008, anche due anni dopo per loro non c’è spazio. I loro voti se li mangia in buona parte Di Pietro e per il resto vanno dispersi. L’unico nome che può ribaltare questa situazione è Nichi Vendola, ma sempre ammesso che ne abbia voglia al massimo può raccogliere il fatidico 4%.

Risultato finale. Il centrodestra rischia di non guadagnare la maggioranza assoluta e siamo daccapo. Tutto si gioca sul filo, ma difficilmente Berlusconi riguadagnerà una maggioranza solida come quella del 2008. Probabile l’ingovernabilità.

Tutto questo se non si cambia la legge elettorale, ovviamente, altrimenti tutto può cambiare in un senso o nell’altro. E occhio alle Liste 5 Stelle. Le prossime elezioni potrebbero davvero consacrarle se riescono a mettere in piede una buona organizzazione, cosa non facile.

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