Delitto di Garlasco, appello: Alberto Stasi in aula, chiesti 30 anni

Milano, delitto di Garlasco: il sostituto procuratore generale chiede 30 anni per l’imputato Alberto Stasi

di remar


Alberto Stasi è in aula, prende appunti. Da poco ha potuto sentire la richiesta di condanna a suo carico avanzata dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini. Il magistrato ha chiesto 30 anni di carcere per il giovane imputato a Milano nel processo di secondo grado sull’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nell’agosto del 2007 a Garlasco (Pavia).

Per il delitto in primo grado Stasi è stato assolto con formula dubitativa con il rito abbreviato. Secondo la ricostruzione del procuratore generale, che sta parlando da più di tre ore, l’omicidio è stato commesso tra le 9:12 e le 9:35 di quel 13 agosto 2007. Contro Stasi “non c’è nessun movente” – ha detto Barbaini – aggiungendo però che “le indagini alternative non hanno portato a nulla”.

E potrebbe essere la richiesta, da parte dell’accusa, di nuove perizie a dare una svolta al processo. Perizie che riguarderebbero la bicicletta nera da donna mai acquisita, le suole delle scarpe pulite di Stasi, un capello corto castano trovato nella mano di Chiara.


Il 6 dicembre i giudici della Seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano decideranno se emettere la sentenza o rinnovare il dibattimento e quindi predisporre nuove perizie. Giovedì e venerdì prossimi toccherà invece alla difesa di Stasi prendere la parola per chiederne l’assoluzione.

Ieri l’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha risposto alle domande di Sky.

La superperizia disposta dal giudice in primo grado ha smontato uno dei capi saldi dell’accusa, dimostrando che Alberto avrebbe potuto attraversare la scena del delitto senza sporcarsi le scarpe. Ora chiedete che la prova venga ripetuta: perché?

L’esperimento è stato fatto senza seguire esattamente le indicazioni date dal giudice Vitelli, che ricalcavano la ricostruzione fatta da Alberto Stasi agli inquirenti. I periti hanno simulato la discesa in garage immaginando la porta aperta invece che chiusa. La luce accesa invece che spenta. Non solo. Dopo l’ingresso c’erano altri due gradini che nella simulazione non sono stati ricreati. In quel punto il passaggio è stretto, circa 90 cm. A nostro avviso non è possibile che Alberto sia riuscito ad evitare la terza macchia di sangue grande che era proprio lì. A tutto questo va aggiunto che i periti sapevano perfettamente che cosa stavano facendo mentre Alberto ha raccontato di aver camminato in uno stato confusionale. Secondo noi la prova deve essere ripetuta con la porta chiusa e i due gradini successivi. Restiamo convinti che Stasi non sia entrato nella villetta di via Pascoli il 13 agosto del 2007 considerato che le scarpe che indossava, quando è andato dai Carbinieri, non avevano lasciato impronte sulla scena del delitto e non avevano trattenuto Dna o sangue della vittima, come era inevitabile.

Chiederete anche l’esame di un capello castano..

Vogliamo che sia esaminato un capello castano corto con bulbo ritrovato nella mano sinistra di Chiara e che sia fatta nuovamente un’analisi sulle unghie della vittima con una nuova metodica che permette di cogliere tracce presenti anche sulla parte superficiale dell’unghia. E torneremo a chiedere a di acquisire la bici nera da donna di proprietà della famiglia Stasi. Ci sono due testimoni che dicono di averne vista una appoggiata al muro di cinta della villetta di via Pascoli la mattina del delitto. Non solo. Il 13 agosto ad Alberto Stasi è stato chiesto quante bici avessero in casa e lui non ha menzionato la bici nera di cui invece hanno parlato i suoi genitori (con una differenza: per la mamma era nell’abitazione, per il papà nella ditta).

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