Napolitano al Csm: “regole deontologiche rigorose” contro “squallide consorterie”

Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i


Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i cittadini”.

Come aveva già detto, qualche giorno fa, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, il Capo dello Stato ha fatto riferimento a “fenomeni di corruzione” e a “trame inquinanti che turbano e allarmano” e che appaiono come il prodotto dell’opera di “squallide consorterie”.

Napolitano ha anche evidenziato che le riforme in materia di giustizia dovranno garantire comunque “un corretto equilibrio istituzionale”. Quanto ai nuovi membri del Consiglio appena eletti dal Parlamento in seduta comune, ha, infine, ricordato che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”. Membri “togati” e membri “laici” formerebbero, infatti, “un tutto unitario”. Le considerazioni e gli inviti del Presidente sembrano ispirati, tuttavia, al più roseo ottimismo.

Una semplice riforma delle regole, per lo più di quelle deontologiche, non può certo bastare a restituire il prestigio alla magistratura e a far ritrovare agli italiani la fiducia nel sistema giustizia. Non tutti i mali di quest’ultimo dipendono ovviamente dai magistrati, molti dei quali fanno bene il proprio lavoro, tra mille disagi e difficoltà.

Il fatto è che le ragioni del malfunzionamento dell’apparato giudiziario sono tante e diverse: dalla scarsità di risorse umane e materiali alla vigenza di un ordinamento processuale che prevede in gran parte termini derogabili per gli organi giudicanti, dalla difficoltà di far valere le responsabilità dei magistrati anche, e soprattutto, per lo spirito fortemente corporativo che anima la categoria all’esasperata litigiosità degli italiani, che spesso si rivolgono ai tribunali in casi in cui non dovrebbero.

Tutti questi fattori sono riconducibili, in definitiva, allo scarso senso della giustizia degli italiani e all’estraneità al nostro modo di essere del concetto di imparzialità (che tende ormai ad acquisire, nel linguaggio comune, quasi una connotazione negativa).

Ha molto senso che il Presidente Napolitano ricordi ai neo-eletti membri laici del Csm che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”, se tra questi ci sono gli avvocati di Berlusconi, Bossi e D’Alema e il consulente giuridico del Ministro della Giustizia?