Weekend con il (Governo) morto: siamo al capolinea del berlusconismo?

La conferenza stampa del Presidente della Camera è breve e durissima, come un pugno nello stomaco. L’on. Fini risponde con fermezza e decisione, rilevando aspetti della politica (e della concezione del mondo) del Presidente Berlusconi che da tempo sono denunciati dai più convinti oppositori di quest’ultimo.Aspetti che non costituiscono il mero prodotto delle mistificazioni faziose

La conferenza stampa del Presidente della Camera è breve e durissima, come un pugno nello stomaco. L’on. Fini risponde con fermezza e decisione, rilevando aspetti della politica (e della concezione del mondo) del Presidente Berlusconi che da tempo sono denunciati dai più convinti oppositori di quest’ultimo.

Aspetti che non costituiscono il mero prodotto delle mistificazioni faziose di politicanti in cerca di fortuna, ma che esistonto e sono evidenti. Basta volerli vedere ed eccoli apparire in tutta la loro imbarazzante portata: “La concezione non propriamente liberale della democrazia, che l’on. Berlusconi dimostra di avere – afferma il Presidente della Camera –, emerge anche dall’invito rivolto a dimettermi perché – sempre parole del documento -, allo stato, è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni”.

“Ovviamente non darò le dimissioni – chiarisce, sul punto, l’on. Fini – perché è a tutti noto che il Presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione dell’attività della Camera, non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio di amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni democratiche”.

Ma il vero punto di rottura viene individuato dal co-fondatore del Pdl nella difesa (evidentemente anche, e soprattutto, nei confronti del Premier e dei suoi sostenitori) di valori quali l’amore di patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale e la legalità. Quest’ultima intesa “nel senso più pieno del termine, cioè lotta al crimine – come meritoriamente sta facendo il Governo -, ma anche legalità intesa come etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole”.

Ricostruire la complessa dinamica politica in atto non è agevole. Così come distinguere, sul piano della correttezza costituzionale, chi ha torto da chi ha ragione. Il Presidente della Camera è certamente un organo di garanzia, che non può esser “sfiduciato” da alcuna maggioranza di governo. Ma dovrebbe astenersi dall’assumere posizioni di parte nella scena politica. Il fatto è che sono saltate o stanno saltando tutte le convenzioni, le regole non scritte e le norme del galateo istituzionale.

Del resto, Fini rivendica nel suo discorso proprio una funzione di ben più alta garanzia: quella della legalità, intesa soprattutto come “etica pubblica”, “senso dello Stato” e “rispetto delle regole”, che scarseggerebbero oggi nell’area “berlusconiana” (e, dunque, maggioritaria) del Pdl.

Il Presidente della Camera promette una dura battaglia, ringrazia i suoi sostenitori e preannucia imminenti iniziative da parte di parlamentari con lui solidali. Nella misura in cui si riconosca la carica eversiva del berlusconismo, Fini incarna effettivamente il ruolo di garante delle istituzioni e dello Stato, nella prospettiva di una difesa ultima ed estrema della democrazia.

Ci si può chiedere perché abbia aspettato tanto e come abbia fatto a non accorgersi prima di tutto quello che il berlusconismo stesso ha rappresentato e continua a rappresentare nel nostro Paese. Ma, in ogni caso, una cosa è certa: con la rottura che si sta consumando in queste ore, si sta dissolvendo anche la legittimazione democratica dell’esecutivo.

Ogni soluzione alternativa ad una normale crisi di governo potrebbe produrre un salto istituzionale dalle conseguenze difficilmente prevedibili.

Foto | Flickr

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