Rottura Fini-Berlusconi: c’è chi crede (ancora) in un PdL democratico

Il nostro V. – l’ha confessato ieri su queste pagine – adora i pezzi “retroscenisti” di Verderami sul Corriere. Io ho un’altra debolezza: impazzisco per le “dirette” di Repubblica.it. Quelle che scattano in momenti frenetici come questo, all’indomani della rottura tra Fini e Berlusconi, e deliziano il lettore con le dichiarazioni di prime, seconde e


Il nostro V. – l’ha confessato ieri su queste pagine – adora i pezzi “retroscenisti” di Verderami sul Corriere. Io ho un’altra debolezza: impazzisco per le “dirette” di Repubblica.it.

Quelle che scattano in momenti frenetici come questo, all’indomani della rottura tra Fini e Berlusconi, e deliziano il lettore con le dichiarazioni di prime, seconde e terze file di tutti i partiti. Tra tutte, mi hanno colpito in particolare le parole di Carlo Giovanardi:

“chiedo al Presidente Berlusconi di farsi carico personalmente dell’attuale insostenibile assetto del Pdl, per farlo diventare finalmente quel partito democratico, popolare, di ispirazione cristiana che abbiamo a suo tempo contribuito a fondare”

Per l’espulsione di Fini & co., perfino l’editorialista del Corriere della Sera Pierluigi Battista (tra i bersagli preferiti di Marco Travaglio) si è lasciato andare a paragoni poco lusinghieri:

Finisce una storia, un matrimonio. Una rivoluzione che doveva essere liberale e si consuma mimando le liturgie epuratrici dei partiti comunisti. Nasce l’epoca dei probiviri buttafuori. Nel «Libro nero» si chiamavano Commissioni Centrali di Controllo. Ma quello era il «teatrino della politica».

Vedere Giovanardi invocare, a poche ore da questa clamorosa “epurazione”, la trasformazione del PdL in un partito “democratico”, rischia di lasciare basito più di un osservatore politico. Ragione per cui ho pensato di aprire il dibattito a voi.

Il PdL è un partito democratico? Ha smesso di esserlo? Lo diventerà? Oppure la questione della democrazia è semplicemente fuori posto, in un movimento fondato sul potere carismatico del 73enne di Arcore? E soprattutto: quante chances date al successo dell’appello di Giovanardi?