Ore 12 – E adesso? Berlusconi “re travicello” (presto) nel fango. Ma non ci sono bottiglie da stappare …

Nessuno sa come sarà l’Italia che verrà. Ma non passerà molto tempo che, una volta chiusa la parentesi di questo “triste” governo (in assoluto il peggiore della nostra storia repubblicana dopo quello “insanguinato” di Tambroni del 1960), sarà difficile non rimanere sbigottiti nel ripercorrere i momenti clou del “berlusconismo”.Un’era politica basata sull’immagine e imperniata sul

Nessuno sa come sarà l’Italia che verrà.

Ma non passerà molto tempo che, una volta chiusa la parentesi di questo “triste” governo (in assoluto il peggiore della nostra storia repubblicana dopo quello “insanguinato” di Tambroni del 1960), sarà difficile non rimanere sbigottiti nel ripercorrere i momenti clou del “berlusconismo”.

Un’era politica basata sull’immagine e imperniata sul “ghe pensi mi” dell’Unto del Signore, con il codazzo di cricche, di nani e ballerine, una corte mediocre e dalle mani sporche e dalla coscienza non certo cristallina.

Sarà un po’ come rivedere la mimica di Mussolini e dei suoi gerarchi-fantocci e la retorica dei filmati di regime dell’Istituto Luce. Tant’è.

Dentro una crisi economica pesantissima, con un Paese in guerra e di nuovo in lutto per il sacrificio di due nostri ragazzi, con gli italiani sempre più delusi e smarriti, Silvio Berlusconi è preoccupato esclusivamente di “togliersi il peso” rappresentato dalla terza carica dello Stato, colpevole di non accettare la museruola del padre-padrone.

Un premier così non se lo meritava neppure un popolo così. E adesso?

Sbaraccato il partito del “predellino”, simbolo del fallimento politico del “berlusconismo” e del bipolarismo Made in Italy, Il patatrac è dietro l’angolo.

Deciderà Fini, se cuocere a bagnomaria il Cavaliere, o se staccare in fretta la spina.

Comunque andrà, Berlusconi è già un “re travicello”: presto si ritroverà disarcionato, nel fango, isolato, abbandonato e tradito dai suoi (ex) cortigiani.

Ma non ci sono bottiglie da stappare. Il “berlusconismo” è stato figlio (degenere) dell’Italia, prodotto “democratico” della crisi della sinistra e del “centro”.

Altro che feste, attendono gli italiani! Lavorare duro e lavorare duro. Ammesso che le ferite del Paese non sfocino in cancrena.