Rassegna stampa estera: il governo Berlusconi tra mille difficoltà

Lo stato di salute dell’esecutivo italiano, visto dall’estero, non è affatto buono. Gli scandali corruzione, la crisi economica, le liti interne al PdL e la difficoltosa approvazione della legge bavaglio sembrano poter creare una “tempesta perfetta” su Palazzo Chigi. Il britannico The Guardian si è concentrato sulla recente marcia indietro sulla legge sulle intercettazioni: La


Lo stato di salute dell’esecutivo italiano, visto dall’estero, non è affatto buono. Gli scandali corruzione, la crisi economica, le liti interne al PdL e la difficoltosa approvazione della legge bavaglio sembrano poter creare una “tempesta perfetta” su Palazzo Chigi.

Il britannico The Guardian si è concentrato sulla recente marcia indietro sulla legge sulle intercettazioni:

La decisione di Berlusconi di modificare il disegno di legge ed evitare la resa dei conti in parlamento sembra essere una concessione significativa, mentre i sondaggi mostrano che i litigi interni alla maggioranza e una serie di dimissioni nel governo ne stanno danneggiando la popolarità.

Secondo un sondaggio pubblicato oggi su La Repubblica, la fiducia nei confronti di Berlusconi è scesa al 39%, 10 punti percentuali in meno rispetto a un anno fa. Il quotidiano è orientato a sinistra, ma il sondaggio IPR rispecchia altre recenti rilevazioni. Il sondaggio ha rilevato una caduta di fiducia in Berlusconi e nel governo da parte dell’elettorato moderato, a causa del clima avvelenato che si respira all’interno della maggioranza e delle disavventure legali del governo. Dallo scorso maggio due ministri e un sottosegretario si sono dimessi a causa di indagini giudiziarie e altre teste potrebbero cadere. Lo scandalo più recente, che è costato il posto al sottosegretario all’economia Nicola Cosentino la scorsa settimana, si focalizza su una presunta cospirazione segreta da parte di politici del PDL e magistrati amici/conniventi, volta a influenzare nomine politiche e decisioni giudiziarie. L’opposizione di centro sinistra ha comunque avuto poco di cui rallegrarsi, stando al sondaggio IPR. La popolarità del principale partito di opposizione, il Partito Democratico (PD), anch’esso lacerato da divisioni interne, ha subito un calo di due punti, attestandosi al 32%.

In Francia Le Point ha raccontato l’approvazione della manovra finanziaria:

Definito da Silvio Berlusconi come “un atto di coraggio”, il ricorso al voto di fiducia – sistema spesso utilizzato dal governo – mira ad assicurare l’approvazione di questa finanziaria senza incidenti di percorso e a rimettere ordine nelle fila della maggioranza di destra. Il governo ricorrerà ugualmente la fiducia alla Camera dei deputati. Questa manovra di austerità suscita il malcontento dei presidenti delle regioni, sia di destra che di sinistra. Secondo le Regioni, il risparmio di 8.5 miliardi di euro che viene loro imposto e che rappresenta quasi la metà del taglio della spesa pubblica prevista nel quadro di questa manovra, non premetterà loro di assicurare certi servizi alla popolazione in materia sociale o dei trasporti. Le Regioni reclamano che i tagli siano suddivisi più equamente tra lo stato e gli enti locali, ma il governo ha respinto le richieste.

L’austriaco Der Standard ha scelto un titolo ad effetto per raccontare i giorni convulsi della politica italiana: “Siamo nella melma fino al collo“.

Il caos politico all’interno del partito di Berlusconi paralizza l’Italia intera. Si tratta di gravi accuse di associazione mafiosa da parte della magistratura e di intrighi interni. I giornali temono già una “balcanizzazione” del paese. (..) Berlusconi ha dovuto abbandonare l’idea di una sua epurazione dal partito in quanto alla Camera ha bisogno dei voti di 35 seguaci di Fini. Grazie alla fiacchezza delle votazioni e alle rivalità interne, la coalizione di destra riesce a far passare le leggi in parlamento solo con grande fatica. Nonostante l’ampia maggioranza, il governo ha perso oltre 50 votazioni e ha dovuto chiedere la fiducia ben 34 volte. (..) Ora un nuovo scandalo rischia di mettere in difficoltà Berlusconi. Una loggia segreta composta da politici, imprenditori, giudici e alti funzionari statali sembra aver gestito l’assegnazione di grossi incarichi e escludendo gli avversari con intrighi vari. Hanno fatto parte della loggia l’amico intimo di Berlusconi, Marcello dell’Utri, il quale è stato condannato a 7 anni di carcere; Nicola Cosentino, sottosegretario sospettato di avere rapporti con la camorra e Denis Verdini, coordinatore del Partito delle Libertà di Berlusconi, già raggiunto da un avviso di garanzia, il cui appartamento sembra sia stato utilizzato come base d’appoggio per gli incontri della loggia.

In Francia Les Echos ha cercato di ridurre alle debite proporzioni i parallelismi tra le situazioni politiche dei due paesi, che erano stati suggeriti anche su queste pagine, in un pezzo dal titolo “No, Sarkozy non è Berlusconi!“:

A Roma, il caso Woerth-Bettencourt è un buon argomento di conversazione (..). E fa sorridere. Perché ci sono tutti gli ingredienti per un facile confronto. Un conflitto di interessi politico-finanziario, un presunto finanziamento illegale del partito politico, uno scudo fiscale da cui i grandi patrimoni traggono i maggiori benefici, intercettazioni telefoniche controverse e, per finire, i media trattati da «fascisti» e da «trotskysti». Parrebbe di essere… in Italia! (..) A discolpa di coloro che le pronunciano, queste frasi suonano come una risposta ai sarcasmi con cui gli stranieri li sfiniscono da quando il diabolico Cavaliere è sceso nell’arena politica, già più di quindici anni fa. Se non fosse per la gravità dell’argomento, se ne potrebbe in effetti sorridere facendo buon viso a cattivo gioco. Salvo che il paragone non sta in piedi dieci secondi. Dimentichiamo i processi per corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro di Silvio Berlusconi, o i suoi scandali sessuali che erano in prima pagina un anno fa, e guardiamo invece quello che è successo nel periodo recente. In poco più di due mesi, tre ministri sono stati costretti a dare le dimissioni. (..) La lista è ancora lunga, ma vediamo ora come l’esecutivo romano tenta di uscire da questa difficile situazione. La sua ricetta è semplice. Poiché è sempre dalla stampa che gli italiani vengono a scoprire queste vicende, basta impedire alla stampa di parlarne. Così il parlamento è attualmente occupato da un progetto di legge che limita la pratica delle intercettazioni telefoniche nelle inchieste giudiziarie e che vieta, in modo puro e semplice, la loro trascrizione nei mezzi d’informazione. (..) Anche qui, il paragone non ha ragion d’essere, malgrado l’ingerenza di Nicolas Sarkozy nella vita dei media, e qualunque cosa si pensi del caso Woerth-Bettencourt… In Italia, Silvio Berlusconi ha di certo il potere di nominare i dirigenti della televisione pubblica. Ma, bisogna ricordarlo, possiede personalmente, oltre ad un quotidiano, «il Giornale», e un settimanale, «Panorama», i tre principali canali televisivi privati, Italia 1, Rete 4 e Canale 5. E, quando afferma che la televisione non fa correttamente il suo lavoro, irrompe immediatamente sulla scena per monopolizzare la parola e dire la sua verità. Scommettiamo che il capo di Stato francese non arriverà a tanto

In Canada Le Devoir ha provato a ragionare sul “dopo-Berlusconi”:

In caso di caduta del governo, dovrebbero essere indette nuove elezioni, a meno che il Presidente Giorgio Napolitano nomini un governo di transizione. In un’intervista pubblicata domenica su Repubblica, Tremonti insorge contro quest’ultima ipotesi. “Il governo Berlusconi è forte e non ci sono alternative credibili, sia che si tratti di un governo di tecnocrati che di un governo di intesa con i partiti di opposizione”, assicura il ministro, rimasto inflessibile sull’impopolare manovra di austerità. Nonostante il suo inossidabile appoggio a Berlusconi, il nome di Tremonti è sempre più spesso indicato da parte dei portavoce come possibile capo di un nuovo governo di centro destra. Venerdì Berlusconi aveva anch’egli respinto l’eventualità di un’alternativa al suo governo.

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