Faith Aiworo sarà impiccata in Nigeria dopo che l’Italia non le ha concesso l’asilo politico

Il settimanale Internazionale ieri ha pubblicato una notizia che potrebbe far discutere molto nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato dal magazine, che riporta sul proprio sito una notizia di El País, il Governo italiano ha espulso Faith Aiworo.Faith (23 anni) è scappata dalla Nigeria, dove viveva, dopo aver ucciso il proprio datore di lavoro


Il settimanale Internazionale ieri ha pubblicato una notizia che potrebbe far discutere molto nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato dal magazine, che riporta sul proprio sito una notizia di El País, il Governo italiano ha espulso Faith Aiworo.

Faith (23 anni) è scappata dalla Nigeria, dove viveva, dopo aver ucciso il proprio datore di lavoro che aveva tentato di violentarla. Arrivata a Bologna la ragazza avrebbe potuto subire le stesse violenze da cui era scappata se un gruppo di cittadini, sentendo delle urla sospette, non avessero chiamato la polizia.

Le forze dell’ordine, dopo aver scoperto che Faith si era introdotta nel nostro paese senza permesso, lo scorso 20 giugno l’hanno rispedita in Nigeria dove la donna, che non aveva fatto in tempo a presentare all’Italia i documenti per l’asilo politico, sarà giustiziata per il crimine che ha commesso prima di scappare.

Gli unici ad impegnarsi a favore dell’asilo politico di Faith Aiworo sono stati gli esponenti dell’Italia dei Valori e i Radicali.

Nei giorni scorsi Leoluca Orlando (portavoce dell’Idv), per salvare la ragazza, si è appellato pubblicamente al Ministro degli Interni Roberto Maroni dichiarando quanto segue.

Faith Aiworo rischia l’impiccagione. Potrebbe essere questione di giorni o di ore ma la nigeriana espulsa ingiustamente dal nostro paese il 20 luglio scorso rischia la pena di morte nel suo Paese dove è stata rimpatriata. Se Maroni se ne laverà le mani avrà sulla coscienza la sua eventuale morte.

Giunta irregolare in Italia, per due anni non ha trovato modo di ottenere un permesso di soggiorno, ma non è stata neanche informata del diritto a conseguire l’asilo proprio perché, nel suo Paese, avrebbe rischiato la pena di morte.

Finita nella Questura di Bologna a seguito di un altro tentativo di violenza, pur in pendenza della richiesta di asilo promossa dal suo difensore, è stata rapidamente espulsa e riaccompagnata in Nigeria, dove è stata arrestata ed è in attesa della pena di morte per impiccagione”.

Un appello simile è stato redatto anche dai Radicali che sul proprio sito riportano le considerazioni fatte sulla vicenda di Faith Aiworo da Shukri Said, Segretaria e Portavoce dell’Associazione [email protected] che vi riportiamo di seguito.

“L’art. 19, comma 2°, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea testualmente recita: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Questa Carta (2000/C – 364/01) proclamata solennemente a Nizza il 7 dicembre 2000, vincola irrevocabilmente lo Stato italiano, al pari degli altri Stati membri della Comunità, al suo rispetto, tanto più che la Costituzione, all’art. 2, impone alla Repubblica l’osservanza dei diritti inviolabili dell’uomo (tra cui quello alla vita) ed il successivo art. 10 impegna l’ordinamento a conformarsi alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
 
In un colpo solo, nel caso di Faith Aiworo, l’Italia è riuscita a violare la sua Costituzione e una Carta europea. Perché non hanno funzionato le regole fondamentali dello Stato italiano? E quante altre volte non funzionano?
 
Probabilmente vi è un deficit nella cultura giuridica di coloro che si occupano di immigrazione che fa ritenere l’orizzonte normativo limitato alla legge Bossi – Fini ed in particolare alle sue regole sull’espulsione.

Si finisce, così, col trascurare la gerarchia delle fonti del diritto che pone la Costituzione al di sopra di tutte le altre leggi che, in tanto possono essere applicate, in quanto siano costituzionalmente orientate.
 
Se, dunque, l’ordinamento italiano deve conformarsi ai trattati internazionali e tra questi è previsto il divieto di espellere uno straniero verso un Paese in cui rischia la pena di morte, le regole sull’espulsione della legge Bossi – Fini non possono essere applicate.

Tanto meno in pendenza di una richiesta di asilo ed almeno fino a quando il procedimento per ottenerlo si sia concluso.
  
La sovversione razionale, prima ancora che in diritto, dei due procedimenti che si sono sovrapposti, ha condotto l’Italia al coinvolgimento nel tragico destino di Faith Aiworo, soprattutto qualora la sua esecuzione dovesse avvenire.

E’ questo è un risultato inaccettabile al quale le Autorità hanno il dovere di sottrarre la collettività italiana alla quale è già stato universalmente ascritto il merito di aver conseguito la moratoria della pena di morte nella celebre Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2007 tenutasi sotto la spinta impressa all’Italia dall’Associazione radicale Nessuno Tocchi Caino”.