Elezione dei componenti “laici” del Csm: Vietti si avvia a diventare il nuovo vice-presidente

Sembrerebbe essersi raggiunto l’accordo sul nome del nuovo vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Le elezioni degli otto nuovi membri dovrebbero raggiungere un esito positivo domani pomeriggio. Era questo, infatti, il nodo principale della questione.Sarebbero caduti i veti incrociati degli opposti schiarimenti sui rispettivi candidati (e, in particolare, quelli su Annibale Marini, ex Presidente della


Sembrerebbe essersi raggiunto l’accordo sul nome del nuovo vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Le elezioni degli otto nuovi membri dovrebbero raggiungere un esito positivo domani pomeriggio. Era questo, infatti, il nodo principale della questione.

Sarebbero caduti i veti incrociati degli opposti schiarimenti sui rispettivi candidati (e, in particolare, quelli su Annibale Marini, ex Presidente della Corte costituzionale, sponsorizzato da Gasparri). Marini dovrebbe essere eletto ugualmente e dovrebbe capeggiare la schiera di consiglieri di centro-destra, ma la carica di vice-presidente, che verrà eletto dal plenum del Consiglio, dovrebbe andare a Michele Vietti.

Il Csm è presieduto dal Capo dello Stato, il quale, tuttavia, per ragioni di opportunità istituzionale, si astiene dall’esercitare le funzioni di presidente dell’organo. La carica di vice-presidente (che viene affidata ad un membro “laico”, non togato, ovverosia ad un docente universitario ordinario in materie giuridiche o a un avvocato con almeno 15 anni di professione all’attivo) acquista, quindi, un’importanza decisiva. Ma di cosa si occupa esattamente il Consiglio?

Secondo quanto prevede l’art. 105 della Costituzione, “spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. In sostanza, tale organo ha il compito di adottare tutti quei provvedimenti che incidano sullo stato giuridico dei magistrati.

Un autorevole costituzionalista ha proposto di discorrere, riguardo a questi compiti, di “amministrazione della giurisdizione”. Spetterebbe, invece, al Ministro della Giustizia la cosiddetta “amministrazione per la giurisdizione”, ovverosia l’insieme dei provvedimenti che, pur concernendo l’organizzazione amministrativa della giustizia, non inciderebbero sulla condizione giuridica del magistrato e non minaccerebbero, quindi, in modo diretto, l’indipendenza dello stesso.

Per quanto riguarda la composizione dell’organo, l’art. 104 della Costituzione prevede che fanno parte di diritto del Consiglio il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi dai magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie e, per un terzo, dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili e, finché sono in carica, non possono essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.